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Dal potere alla prossimità: come cambia l’ufficio direzionale

Da simbolo di status a hub relazionale: il lavoro ibrido, le nuove leadership e le tecnologie ridefiniscono gli spazi manageriali, tra trasparenza, flessibilità e responsabilità

Per lungo tempo l’ufficio direzionale è stato la ‘stanza dei bottoni’: ampie scrivanie, porte chiuse, materiali pregiati e un’aura di esclusività sottolineavano autorità e distanza. Era il luogo dove si esercitava il potere, lontano dal flusso quotidiano dell’azienda. Oggi, però, quel modello sta lasciando il posto a scenari più fluidi, in cui il leader è vicino al team, accessibile e capace di accogliere. Il lavoro ibrido, le tecnologie digitali e l’ingresso di nuove generazioni in azienda stanno cambiando non solo la forma degli spazi, ma anche il loro significato. 

L’immagine della leadership aziendale ha intrapreso una progressiva diluizione, passando dall’essere una componente distinta e distaccata a elemento più trasparente e accessibile rispetto alla popolazione aziendale. Il cambiamento non è solo organizzativo, ma anche simbolico e culturale: il manager non è più il custode di un fortino, ma un attivatore di connessioni e relazioni, e lo spazio che occupa deve raccontare questa nuova identità in quanto laboratorio di idee e rappresentazione concreta dei valori aziendali. Dalla pluralità di contributi raccolti emerge un ufficio direzionale dalle molteplici identità: come hub relazionale, spazio modulare e flessibile o ambiente ibrido tra rappresentanza e operatività. 

Bene Ports Task Lounge integra poltrona, tavolino girevole e pannello in una funzionale postazione di lavoro. Grazie alla particolare regolazione dell’inclinazione PORTS Active Chair permette di passare senza interruzioni da una posizione rilassata e passiva a una più eretta e attiva
Spazio direzionale arredato con gli arredi Cierre1972. Tra le proposte selezionate: la seduta Giorgio e la poltrona Iole progettate da Maurizio Manzoni e il tavolo Riviera disegnato da Marco Fumagalli

Leadership e modelli organizzativi 

Il modo di intendere la leadership sta cambiando e con esso il rapporto tra manager e team. Non più figura distante e focalizzata sul controllo, ma presenza capace di stimolare, ascoltare e connettere. Lo racconta Jlenia Ermacora, co-founder di Wyde School: “Se una volta il manager era un controllore, oggi è un attivatore. Sa leggere la complessità, la accoglie, la trasforma in direzioni condivise. In un’organizzazione che si fa rete più che piramide, agisce dentro il sistema come forza abilitante. L’autorità non nasce da un titolo, ma dalla capacità di generare autonomia e sostenere responsabilità. Il manager è custode del senso, non della regola. Fa domande, più che dare risposte. Libera, più che trattenere. Lo spazio stesso diventa parte di questo linguaggio: abbiamo bisogno di un nuovo alfabeto dei luoghi: trasparenza, accessibilità, calore, flessibilità, perché la presenza non si misura in ore, ma in intenzionalità. L’ufficio direzionale, da tempio del potere, si trasforma così in piattaforma di relazioni, laboratorio di idee e narrazione concreta dell’identità aziendale”.

Un’evoluzione che trova riscontro anche nella prospettiva di chi, come Giorgio Di Tullio, interpreta il ruolo del leader come una funzione di servizio più che di comando. Secondo il designer di strategie e piattaforme per la rigenerazione culturale: “Il leader non è più il ‘capo’ che detiene il potere e impartisce ordini. È un facilitatore, un coach, un connettore. Il suo ruolo primario è di creare le condizioni affinché le interazioni significative possano fiorire, permettendo alla mente collettiva di operare al meglio. Questo significa rimuovere ostacoli, promuovere la fiducia, praticare l’ascolto attivo, mediare i conflitti in modo costruttivo e nutrire lo sviluppo delle persone e dei team. Il leader relazionale riconosce che il vero valore e la performance, emergono dalle connessioni e dalla simbiosi tra gli individui, non dalla mera esecuzione di compiti. La leadership diventa un servizio al team e all’intera rete organizzativa, piuttosto che un esercizio di controllo, agendo come direttori d’orchestra che armonizzano le diverse parti della mente collettiva”.

La medesima apertura e lungimiranza trovano eco nelle parole di Nadia Bertaggia, direttrice risorse umane di Sodexo Italia, per la quale: “Quando un leader sceglie di stare in uno spazio aperto, compie una scelta carica di significato: dimostra di essere presente, accessibile e pronto a crescere insieme agli altri, alimentando relazioni basate sull’ispirazione e sulla collaborazione reciproca. Nel nostro approccio progettuale lo spazio direzionale assume dunque una funzione culturale ed esperienziale: trasmette i valori aziendali e li traduce in pratica per ogni collaboratore, favorendo sicurezza e benessere, e supportando collaborazione e performance”.

Questa visione non resta astratta, ma trova traduzione anche sul piano progettuale, dove l’organizzazione degli spazi diventa strumento per ridisegnare le relazioni tra leader e team. Inclusione e vicinanza si traducono anche in scelte architettoniche e organizzative più orizzontali. Per Annalisa Calastretti, worksphere BU director Il Prisma: “Il trend generale è quello di una maggiore orizzontalità degli organigrammi organizzativi, per raggiungere maggiore vicinanza, ascolto e inclusività nei confronti dei lavoratori, una comunità sempre più eterogenea e caratterizzata da una pluralità di voci. L’architettura e il design degli spazi di lavoro sono lo specchio di questi cambiamenti, supportando anche nuovi stili di leadership e modelli di lavoro” (v. box a a lato ). 

Una metafora emblematica arriva da Mery Pillon, marketing manager di Martex, che vede il cambiamento come: “Un passaggio da ‘tempio del potere’ a luogo simbolico e strategico per rappresentare l’identità aziendale. Qui si accolgono ospiti, si prendono decisioni, si gestiscono persone. È un faro, più che una fortezza”.

E proprio l’immagine del faro introduce un altro aspetto centrale: lo spazio come strumento di comunicazione e relazione. Non si tratta quindi solo di una diversa concezione della leadership, ma anche di come questa si traduce concretamente nello spazio e negli arredi, diventati a tutti gli effetti parte del linguaggio manageriale.

La collezione di arredi direzionali ONE+ disegnata da Codutti si distingue per la combinazione di materiali naturali e lavorazioni artigianali: pietra Piasentina per i fianchi strutturali; legno massello con lavorazioni superficiali fresate e bordi bisellati; cuoio naturale cucito a punto sella per pannellature e dettagli come il sottomano della scrivania. Comprende scrivanie con piano elevabile elettricamente 
In Monolith di LAS Mobili il design minimale e le masse importanti diventano il simbolo del nuovo manager pragmatico e diretto che non ha bisogno di fronzoli per definire il proprio valore. Progettato da Orlandini Design è caratterizzato da volumi lineari e basamento in metallo
Per gli uffici direzionali di Tecnoferrari a Fiorano Modenese è stata scenta la parete vetrata a doppio vetro finitura fumé Planilux Plus in abbinamento alle scrivanie Flat e ai tavoli tondi Oasis. Completano gli spazi direzionali divani e poltroncine per creare angoli attesa o relax, che richiamano l’ambiente domestico. Prodotti di Level. Foto Andrea Pancino

Lo spazio direzionale come hub relazionale

In questo modello in evoluzione contribuisce anche lo spazio. Come spiega Giorgio Di Tullio: “Il management non è più un ruolo, ma diventa un luogo che ospita competenze, esperienze, visioni e confronti. Non è un’entità speciale, superiore, ma un ponte attivo che collega (bridging) il vertice aziendale con la rete di ‘interdipendenti. Questo luogo deve riflettere e facilitare cambiamenti come la leadership a responsabilità distribuita e il lavoro ibrido, diventando di facile accesso e trasparenza, non un’area di esclusività”.

Per Jlenia Ermacora, lo spazio stesso diventa parte di questo linguaggio: “Il modo in cui un manager lo abita racconta molto più di quanto si pensi: dice chi è, quanto è disposto a farsi trovare, quanto è capace di accogliere. Abbiamo bisogno di un nuovo alfabeto dei luoghi: trasparenza, accessibilità, calore, flessibilità, perché la presenza non si misura in ore, ma in intenzionalità”. 

A queste letture si affianca quella di Laura Merlin, creative design director di Tétris Design x Build, che porta l’attenzione sulla trasformazione in atto. “Il lavoro ibrido ha ridefinito il concetto di ufficio tradizionale, trasformando gli spazi direzionali in hub dinamici dove le postazioni fisse cedono il posto a configurazioni modulari, facilmente adattabili a diverse attività con aree dedicate a riunioni di team, brainstorming e sessioni di mentorship. La ‘hotelizzazione’ degli spazi, con focus su comfort e servizi di tipo hospitality, rende inoltre l’ambiente più attraente per i talenti”.

Realizzato da Mondoffice, questo ambiente direzionale è stato arredato con la scrivania scultorea 0 disegnata da Karim Rashid per Della Rovere affiancata da poltrone e sedute ICF e da un sistema integrato THEC con monitor interattivo e room booking system. A parete la carta da parati Frutto Proibito di Fornasetti 

Layout, personalizzazione e comfort

Come si traducono queste istanze nella progettazione degli uffici? Una voce fuori dal coro è quella offerta da Giorgio Marchese, partner dello studio di interior design Punto Zero, secondo cui: “Prima della pandemia sembrava fossero destinati a sparire i confini spaziali e fisici tra le aree del management e le aree operative. Tutto doveva essere open, liquido, diffuso, ibrido, trasformabile e temporaneo. Ma questa evoluzione ha subito un freno sia per il Covid sia per una decelerazione dovuta all’attrito creato dalla cultura italiana, dal senso di possesso, gerarchia e proprietà. Oggi l’ufficio direzionale e manageriale rimane ancora un ambiente spesso separato, chiuso da diaframmi, a volte traslucidi (o peggio trasparenti per volontà di controllo), ma ancora delimitati nel suo perimetro dal workplace operativo”. Allo stesso tempo, sottolinea Marchese: “C’è ancora spazio per la personalizzazione: il progetto può essere ‘cucito’ sicuramente sulla brand identity dell’impresa ma anche modellato – in base alla sensibilità aziendale – sul lavoratore e sulle sue esigenze. Il layout dell’area manager viene disegnato ad hoc, spesso con la presenza di corner morbidi relax o piccoli tavoli meeting dove fare riunioni brevi e informali, abbattendo le distanze tra manager e il resto del personale”.

Su questa scia, i designer mettono l’accento su un linguaggio formale e funzionale capace di interpretare i nuovi profili manageriali. Per Folco Orlandini: “I dirigenti di oggi sono giovani, pragmatici e informali, abituati a linguaggi moderni e diretti. Di conseguenza, gli uffici e gli arredi destinati a questi nuovi leader devono rispecchiare la loro immagine con un design minimale, funzionale e privo di inutili fronzoli. La scrivania rimane il fulcro dello spazio direzionale, ma se una volta era un simbolo di potere, ricchezza e opulenza, oggi deve essere un indice di fermezza, stabilità e dinamismo”.

La ricerca di una nuova immagine passa attraverso il superamento di vecchie gerarchie spaziali e simboliche come conferma Makio Hasuike, fondatore dello Studio Hasuike: “Va superata l’idea di uno status autoreferenziale e autoritario, che spesso si traduce in distacco e isolamento rispetto agli altri dipendenti, puntando invece a uno spazio più relazionale, accessibile e connesso. Vogliamo concentrarci sulla creazione di uno spazio direzionale, più che sulla progettazione di arredi direzionali. Un ambiente che non deve contraddire lo spirito del nostro tempo, quindi caratterizzato dal rispetto per il pianeta, per le persone, per il lavoro stesso. Il senso di comfort deriva proprio dagli spazi che fanno propri questi principi”.

Arqus, disegnata da Orlandini Design per Narbutas, è una linea direzionale che rappresenta il concetto di Modern Luxury. Una reinterpretazione del l’idea di lusso che, partendo dal concetto “less is more”, ha portato a coniugare materiali di alta qualità e una manifattura accurata, per un’eleganza minimale 

Materiali, finiture e dettagli

La prospettiva di uno studio di architettura di interni di Istanbul allarga e diversifica la riflessione spostando il focus sugli arredi. Per Murat Dede, fondatore e chief designer dello studio Urbanjobs: “Progettare per i manager significa trovare un equilibrio tra privacy, autorità e funzionalità. Una collezione direzionale deve essere senza tempo, ergonomica e adattabile; con un linguaggio raffinato basato su proporzioni, materialità e dettagli. Crediamo che i simboli tradizionali di potere e autorità si siano evoluti. Oggi la rappresentanza si ottiene meno attraverso la monumentalità e più tramite raffinatezza, comfort e sostenibilità. L’autorità si esprime non attraverso la scala, ma tramite l’onestà dei materiali, l’artigianalità e la cura. Finiture e dettagli non sono ornamentali: sono il linguaggio della rappresentanza. Dalla parete brandizzata della reception alle maniglie delle porte, ogni dettaglio contribuisce a una narrazione coerente di discrezione e raffinatezza. La materialità definisce l’atmosfera e trasmette i valori del marchio senza bisogno di parole”.

In altri casi l’approccio alla qualità diventa il vero tratto distintivo tra un prodotto standard e una collezione di alto livello. Folco Orlandini sottolinea: “Analogamente al mondo della moda i materiali spesso rappresentano lo spartiacque fra collezioni di alto livello e altre dedicate alla produzione di massa. Anche a parità di design, la differenza sta nell’utilizzo di materiali pregiati e lavorazioni particolari”.

La cura nella selezione si accompagna alla ricerca di soluzioni che uniscono estetica e pragmatismo. Studio Hasuike conferma: “Nella serie direzionale Milano progettata per Newform è stato dato forte peso alla qualità dei materiali e una grande attenzione alle soluzioni funzionali, senza però esasperare i costi”.

Anche Punto Zero sceglie i materiali con un occhio sempre vigile a budget, funzionalità e durabilità: “Il layout dell’area manager viene disegnato ad hoc, spesso con la presenza di corner morbidi relax o piccoli tavoli meeting dove fare riunioni brevi e informali. I materiali selezionati sono vari e diversi tra loro: sistemi fonoassorbenti a parete diventano elementi di decoro, introducendo colori e texture morbide negli ambienti dove c’è una richiesta di pareti neutre facilmente reversibili. Anche le pavimentazioni, in PVC acustico o in LVT, fonoassorbenti, antirumore e con trame che ricordano i tessuti, contribuiscono a definire ambiti, pertinenze, flussi e aree tematiche”.

“L’obiettivo di superare l’idea di uno status autoreferenziale e autoritario, che spesso si traduce in distacco e isolamento. Al contrario, abbiamo voluto valorizzare un concetto di spazio più relazionale, accessibile e connesso. La nostra proposta si concentra sulla creazione di uno spazio direzionale, più che sulla progettazione di arredi direzionali” così il designer Makio Hasuike descrive il processo creativo del sistema Milano disegnato per Newform Ufficio

Il ruolo degli arredi, facilitatori del cambiamento 

Ricerca tecnologica, sperimentazione materica e personalizzazione sono i temi messi in evidenza dai produttori. E se l’ufficio organizzato sulle interazioni prende le distanze dai modelli tradizionali, la componente simbolica non svanisce, si trasforma: l’autorevolezza non è data dalle dimensioni dell’arredo, ma dal design sostenibile e dall’ergonomia che supporta la persona, non il ruolo. Il punto di forza delle nuove collezioni è dunque nella loro capacità di essere multifunzionali e di adattarsi a diversi contesti di lavoro. L’arredo diventa un ambiente ibrido e adattativo, concilia il bisogno di concentrazione con l’esigenza di connessione. Alla base del cambiamento un design che non si limita a rappresentare lo status ma che conforma proattivamente il futuro del lavoro.

A confermarlo Mery Pillon secondo cui: “Il design parla di leadership attraverso materiali nobili, linee eleganti e cura del dettaglio. La tecnologia c’è, ma non si vede: connettività, illuminazione e acustica lavorano in silenzio, pronte a sostenere ogni incontro, ogni decisione. L’ufficio direzionale e le sale riunioni continueranno a essere importanti, ma in una forma nuova: diventeranno spazi inclusivi e versatili, capaci di ospitare tanto momenti solenni di rappresentanza quanto incontri ristretti e collaborativi. Accoglieranno materiali sostenibili, sempre più richiesti, frutto di processi a basso impatto, trasformando il design in un atto di responsabilità.

Un approccio che dialoga con la visione di Massimo Gianquitto, CEO di Level Office Landscape, che sottolinea come: “Un ufficio direzionale oggi non è solo il luogo dove si prendono decisioni strategiche: è uno spazio identitario, che racconta la cultura aziendale e crea connessioni. Deve favorire il dialogo, offrire comfort e privacy, ma al tempo stesso essere accessibile, accogliente e pronto a ospitare collaborazioni e incontri spontanei. In questa prospettiva, l’arredamento diventa parte del linguaggio aziendale: l’uso di materiali pregiati come legno massello, vetro fumé e acciaio comunica solidità e affidabilità. I colori, infine, definiscono la qualità percettiva dello spazio: tonalità neutre come grigio, bianco e beige favoriscono la concentrazione, mentre accenti cromatici più vivaci aggiungono personalità e dinamismo”.

In linea con una cultura della leadership basata sull’apertura, l’inclusività e l’impegno gli arredi direzionali devono supportare sia il lavoro mirato sia il dialogo informale, come sottolinea Matteo Artusi, country manager di Bene Italia: “Con una nuova generazione di leader che danno priorità all’adattabilità rispetto allo status, gli arredi devono supportare  ambienti in cui il pensiero, la creazione e la connessione avvengono in modo naturale, incoraggiando lo scambio paritario e la pratica riflessiva. Si rende quindi necessario andare oltre gli spazi direzionali obsoleti e introdurre alternative flessibili e incentrate sulle persone”.

Sulla stessa linea, Emanuel Battocchio, managing director di Sitia, che afferma: “L’ufficio direzionale oggi deve poter accogliere momenti di concentrazione, riunioni ibride e interazioni informali, con la stessa efficacia e comfort. Non si tratta unicamente di uno spazio rappresentativo, ma di un ambiente fluido, capace di adattarsi a stili di gestione più orizzontali, dinamici e orientati alla collaborazione”. 

Un altro aspetto centrale è dato dal valore delle relazioni come spiega Antonio Lanzillo, art director di Las Mobili: “I cambiamenti nei modelli di leadership – sempre più orizzontali e inclusivi – uniti alla diffusione del lavoro ibrido e alla digitalizzazione, Spingono a ripensare profondamente lo spazio direzionale come centro relazionale, snodo strategico e hub di connessione. Gli ambienti direzionali saranno quindi sempre più fluidi, flessibili e identitari, in grado di riflettere i valori del brand e della persona che li abita. Spazi ibridi tra casa e ufficio, tra fisico e digitale, pensati per ispirare”.

Un punto di vista complementare arriva da Alessandro Fantoni, direttore commerciale di Fantoni, per il quale: “È necessario interpretare i cambiamenti con spazi pivot capaci di ospitare riunioni informali e lavoro di team, ispirandosi al comfort del residenziale e a finiture materiche. I tavoli regolabili in altezza, elettrici o manuali, assottigliano i confini tra aree executive, operative e meeting, mentre contenitori ‘no handles’ e linee essenziali rispondono a una logica no frills”.

Ripensare gli spazi direzionali in chiave più fluida, funzionale e rappresentativa è il punto di partenza di Stefano Mariani, amministratore di 4Mariani, che aggiunge: “Interpretare l’ufficio come spazio di relazione, confronto e ispirazione porta a sviluppare soluzioni che uniscono comfort e tecnologia, accoglienza e autorevolezza, con una particolare attenzione alla qualità dei materiali, all’ergonomia e alla personalizzazione.

Ambienti direzionali sempre più ibridi, in grado di adattarsi alle nuove dinamiche lavorative: spazi che favoriscono il benessere psicofisico, supportano l’interazione in presenza e da remoto, e riflettono l’identità e i valori dell’azienda”.

Sottolinea l’importanza della flessibilità Alexis Lerouge, direttore marketing corporate services Sodexo Italia: “Gli ambienti si costruiscono attorno alle esigenze delle persone, con soluzioni che valorizzano la luce naturale, la qualità dell’aria, il comfort acustico e l’armonia visiva L’arredo, oggi, accompagna e interpreta i cambiamenti, diventando flessibile, sostenibile, pronto ad adattarsi a usi differenti e a stimolare nuove modalità di lavoro. Si tratta di una trasformazione culturale che riflette una più ampia evoluzione del mondo del lavoro, testimoniata anche dal superamento delle tradizionali separazioni tra aree di ristorazione un tempo riservate solo alla dirigenza. Sempre più spesso, infatti, si favorisce la creazione di ambienti aperti e inclusivi, in grado di promuovere interazioni spontanee e rafforzare i legami tra i collaboratori, anche nelle caffetterie e nei ristoranti aziendali”. 

Aggiunge Marco Rossi, sales director di Codutti Furniture: “Sempre più aziende stanno abbandonando l’idea tradizionale del ‘CEO office’ per adottare soluzioni ibride, flessibili e visivamente coerenti con il resto degli spazi operativi. Anche la nostra azienda ha abbracciato questo cambiamento, sviluppando collezioni direzionali dal linguaggio neutro e trasversale, capaci di dialogare armoniosamente con contesti differenti”.

Accanto alle superfici e alle finiture, anche gli elementi di arredo come le sedute, le pareti divisorie e le cabine acustiche giocano un ruolo determinante nel definire l’identità e la qualità dello spazio direzionale. Lo ricorda Marco Canazza, strategic marketing & environmental compliance manager di Sitlosophy, osservando che: “I nuovi modelli di leadership e l’affermazione del lavoro ibrido stanno ridefinendo la configurazione dello spazio direzionale, che perde rigidità a favore di un’impostazione più relazionale e orientata al benessere. La seduta, in questo contesto, assume un ruolo centrale: le tendenze progettuali privilegiano volumi morbidi, proporzioni bilanciate e un’estetica ispirata al linguaggio del design contemporaneo, con tecnologie di regolazione integrate in modo discreto”.

Sulle pareti divisorie si esprime Emilio D’Amato, product marketing specialist di Oddicini che afferma: “In linea con i cambiamenti nei modelli di leadership e con la crescente diffusione del lavoro ibrido, le pareti manovrabili si concentrano sulla creazione di spazi direzionali aperti, trasparenti e riconfigurabili, mantenendo però comfort e privacy. La divisione tra uffici direzionali e aree operative è sempre più realizzata senza rinunciare alla luminosità e alla comunicazione visiva, valorizzando così la trasparenza anche simbolica del ruolo manageriale moderno. Nei prossimi anni gli uffici saranno sempre più fluidi, integrati, tecnologici e sostenibili. La leadership contemporanea richiede ambienti che favoriscano l’interazione, la riservatezza all’occorrenza e la possibilità di ridefinire gli spazi in base alle esigenze organizzative, con soluzioni orientate alla flessibilità architettonica e all’integrazione con strumenti digitali per il monitoraggio e la gestione degli spazi”. 

Anche l’illuminazione entra a pieno titolo tra i driver di trasformazione degli spazi. Ne parla Francesco Menegotto, marketing manager di Modo Luce, sottolineando: “La luce non è solo illuminazione: è atmosfera, è identità, è uno strumento per sostenere la concentrazione o incoraggiare il dialogo. L’acustica, poi, è diventata centrale, soprattutto in uffici sempre più aperti, ibridi, condivisi. In questa ottica gli uffici direzionali continueranno a evolversi verso ambienti più caldi, quasi domestici, dove design, tecnologia e benessere personale convivono in equilibrio. Non più spazi rigidi e autoreferenziali, ma luoghi narrativi, capaci di raccontare il brand e allo stesso tempo mettere le persone a proprio agio. In questo scenario, la luce – calda, modulabile, integrata al contesto – continuerà a fare la differenza, non solo per vedere meglio, ma per sentirsi meglio. Sarà inoltre fondamentale creare soluzioni che uniscono estetica e performance, che assorbono il rumore e restituiscono armonia. Con materiali morbidi, sostenibili, personalizzabili. Perché l’ufficio del futuro, anche quello direzionale, sarà sempre più uno spazio dove ci si riconosce. E dove si lavora meglio, se si sta bene”.

Il tema del comfort si riflette nella visione di Federica Romano, strategic partnership lead di Berlin Acoustics, secondo cui: “Oggi il leader non è più legato a uno spazio gerarchico, ma necessita di soluzioni agili, mobili e funzionali, che favoriscano concentrazione, connessione e benessere. Nei prossimi anni gli ambienti direzionali saranno quindi sempre più fluidi, modulabili e diffusi, dove strumenti come le cabine acustiche favoriranno una leadership più presente, connessa e sostenibile”.

In linea con i cambiamenti nei modelli di leadership, le soluzioni Oddicini si concentrano sulla creazione di spazi direzionali aperti, trasparenti e riconfigurabili, mantenendo comfort e privacy. Nella foto l’applicazione delle pareti Domino Duo Glass in un contesto aziendale in cui la divisione tra uffici direzionali e aree operative è stata realizzata valorizzando la trasparenza, anche simbolica, del moderno ruolo manageriale
La collezione per l’ufficio Echo di Turri, progettata da Giuseppe Viganò, include scrivania in legno di noce e sottomano in pelle, cassetti rivestiti in pelle e poltrona direzionale coordinata. La collezione include anche sedute con scocca in pelle e tessuto

IoT, AI e design modulare per spazi adattivi e sempre connessi

L’evoluzione del direzionale passa anche dalla capacità di integrare soluzioni tecnologiche e configurazioni adattive, trasformando lo spazio in un sistema vivo e reattivo alle esigenze di chi lo abita. Per Giorgio Di Tullio, la flessibilità è oggi una condizione strutturale dello spazio direzionale: “Le aree di maggiore innovazione non sono nelle dimensioni o nell’opulenza, ma nella loro fluidità. Si progettano connecting places che possono rapidamente riconfigurarsi per ospitare sessioni di lavoro individuali, incontri informali con i team, workshop di co-creazione o riunioni con partner esterni. La natura stessa dei movimenti tra sedi, presso clienti o fornitori spinge a non sprecare spazi per appartenenze e simbologie: gli uffici ‘di proprietà o intestati’ tendono a scomparire per servire più ruoli e persone”. 

A questa prospettiva si affianca chi pone maggiore enfasi sulla dimensione digitale, individuando nella tecnologia un vero motore di trasformazione. Laura Merlin evidenzia infatti: “La digitalizzazione è un fattore trainante per l’evoluzione dell’ufficio direzionale. Le tecnologie avanzate facilitano la collaborazione in tempo reale anche a distanza, tramite piattaforme digitali, display interattivi e sistemi di videoconferenza immersivi. L’ambiente diventa altamente connesso, con sensori IoT che monitorano l’utilizzo dello spazio e ottimizzano illuminazione, temperatura e qualità dell’aria”.

Questa lettura trova riscontro in molte altre realtà del settore, a conferma di come il futuro dell’ufficio direzionale passi dall’integrazione tra design, modularità e soluzioni tecnologiche. Per esempio, secondo Mattia Crippa, CCO di IOC Project Partner: “La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale ma discreto. Superfici interattive integrate, come pannelli e scrivanie intelligenti, offriranno interfacce gestuali e touchscreen per una condivisione fluida dei dati. Sistemi audiovisivi di ultima generazione, perfettamente integrati nell’arredo, garantiranno esperienze immersive, mentre soluzioni di IA gestiranno automaticamente illuminazione, climatizzazione e prenotazioni, personalizzando gli spazi in base alle preferenze degli utenti. Particolare attenzione sarà rivolta al benessere misurabile. Sensori avanzati monitoreranno costantemente parametri ambientali come qualità dell’aria, acustica e illuminazione, fornendo report in tempo reale. Arredi adattivi, dalle sedie ergonomiche che correggono la postura alle scrivanie che suggeriscono pause rigenerative, contribuiranno al comfort fisico. Dashboard personalizzate offriranno ai leader metriche precise su produttività e benessere del team, trasformando i dati in insight azionabili”.

Tecnologia integrata, modularità e connessione costante sono elementi imprescindibili anche per Stefano Maioni, architect furniture sales supervisor, e Katia Stigliano, office furniture designer specialist di Mondoffice, che vedono lo spazio direzionale come: “Luogo flessibile, tecnologicamente connesso e progettato per favorire interazioni dinamiche, sia in presenza sia da remoto. Questo si traduce in soluzioni direzionali meno statiche, che combinano eleganza e funzionalità, con arredi modulari, tecnologie integrate e materiali che trasmettono identità ma anche comfort, senza dimenticare la personalizzazione per rendere gli ambienti unici”.

Nata dalla collaborazione tra Quadrifoglio Group e Dorigo Design la poltrona direzionale Dièsis è stata concepita unendo eleganze e caratteristiche costruttive all’avanguardia, rispettose dell’ambiente e delle recenti normative in materia di ergonomia e sicurezza. Disponibile in tre versioni: alta con poggiatesta, bassa con base girevole per una maggiore libertà di movimento e visitatore
Una postazione di lavoro manageriale deve essere funzionale e al contempo riflettere lo status. La scrivania se:vision di Sedus grazie a un’ampia scelta di materiali e colori, può essere adattata agli stili individuali, da quello più purista a quello più accogliente. Integrabile con l’elemento di archiviazione se:vision storage. In abbinamento la seduta se:mission con braccioli integrati contribuisce a creare un’atmosfera di lavoro accogliente e moderna 

Prospettive future: ambienti inclusivi, versatili e responsabili per la leadership di domani

Guardando avanti, il ruolo e lo spazio del manager continueranno a evolvere, adattandosi a modelli organizzativi più aperti, sostenibili e relazionali, con un’attenzione crescente ai materiali sostenibili, frutto di processi a basso impatto, che trasformano il design in un atto di responsabilità. Per Giorgio Di Tullio la sfida sarà: “Offrire soluzioni sartoriali che siano scalabili, per una leadership che possa operare in modo più liquido e interconnesso. Questo comporta una profonda riflessione sui valori e sulle conseguenze di una tecnologia esponenzialmente pervasiva e sulle nuove forme di relazione tra esseri umani e non umani, tre le diverse tipologie di intelligenza, per esempio quelle collettive, quelle naturali, quelle connettive. È un invito a ripensare il lavoro non solo come un’attività, ma come un’esperienza umana e relazionale, dove la cognizione non è solo nel singolo cervello, ma nell’intera rete di connessioni. Un ruolo fondamentale sembra oggi rintracciabile nelle strutture di facility che anticipano la fluidità del quotidiano, configurano spazi temporanei, offrono software di ri-finalizzazione continua degli spazi”.

Una visione condivisa da Jlenia Ermacora: “Lo spazio direzionale, pensato come fortino, non ha più ragion d’essere. Oggi serve uno spazio che respiri insieme alla cultura. I manager cercano luoghi porosi, dove la visibilità non coincide con il controllo ma con l’accessibilità. Spazi capaci di accogliere la complessità delle giornate ibride, in cui coesistono confronto, focus, mentoring, presenza simbolica. L’ufficio tradizionale è stato progettato per gestire il potere. Quello di cui abbiamo bisogno ora è uno spazio che nutra connessioni. Ai manager servono ambienti fluidi che rispecchino la loro apertura, la permeabilità tra ruoli. Servono luoghi che favoriscano la collaborazione spontanea, il confronto autentico, l’ibridazione dei pensieri. Spazi che raccontino non solo chi sono, ma anche come scelgono di esserci.

In quest’ottica Laura Merlin immagina una crescita di: “Spazi polifunzionali con aree dedicate al lavoro individuale, riunioni informali, brainstorming, relax e concentrazione, caratterizzati da arredi e pareti modulari per rapide riconfigurazioni. Maggiori aree sociali con estetica orientata all’esperienza sensoriale immersiva per favorire interazioni informali e benessere. L’integrazione di spazi esterni attrezzati (cortili, terrazze) per lavorare all’aperto, garantendo privacy e connettività continua. Il crescente impiego di tecnologie intelligenti basate su AI e IoT che personalizzano automaticamente l’ambiente secondo le preferenze individuali e di piattaforme digitali standard per la prenotazione di scrivanie e sale, ottimizzando l’utilizzo dello spazio e riducendo gli sprechi”.

Il futuro dell’ufficio direzionale, come emerge dalle tante voci raccolte, non sarà quindi un ritorno al passato né una cancellazione del suo ruolo, ma una sua ridefinizione: da stanza chiusa a piattaforma aperta, da simbolo di potere a strumento di relazione, da arredo imponente a sistema flessibile e adattivo. Un’evoluzione che riflette i cambiamenti della leadership e, al tempo stesso, li rende concreti nello spazio.


A cura della redazione

Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario