Creare spazi in risposta ai bisogni individuali e organizzativi
Un approccio integrato che unisce psicologia ambientale e architettonica
* Articolo a cura di Lucilla Malara
L’ambiente fisico non è un semplice contenitore di attività, ma un attivatore di dinamiche che plasma esperienze, comportamenti e relazioni. Sempre più persone, in particolare le nuove generazioni, chiedono spazi di lavoro che supportino il benessere psicofisico, stimolino la collaborazione e riflettano i valori dell’organizzazione.
In questo scenario, la progettazione degli spazi assume un ruolo strategico: può sostenere la concentrazione, facilitare le relazioni di lavoro, rafforzare il senso di appartenenza e rendere tangibile l’identità aziendale.
Con l’evolversi continuo dei modelli organizzativi e delle modalità di lavoro, progettare ambienti capaci di adattarsi ai bisogni delle persone e alle dinamiche aziendali non è solo una sfida tecnica, ma una responsabilità progettuale. Richiede una visione sistemica, strumenti adeguati, un approccio fondato su evidenze scientifiche e un metodo rigoroso ma flessibile.
Per affrontare questa complessità è necessario un approccio integrato che unisce discipline psicologiche e architettoniche, fondandosi su cinque principi fondamentali:
1. Evidence-Based Design
2. Human & Organization-Centred Design
3. Co-Design e progettazione partecipata
4. Design Inclusivo e Design for All
5. Interdisciplinarità
L’interconnessione tra questi elementi chiave guida una progettazione in grado di generare spazi che non solo rispondono a requisiti estetici e funzionali, ma favoriscono il benessere psicofisico, la sostenibilità e la performance organizzativa.

1. Evidence-Based Design (EBD): il supporto delle evidenze scientifiche per guidare e sviluppare le decisioni progettuali
L’Evidence-Based Design (EBD) si fonda su dati e ricerche scientifiche in continua evoluzione per orientare le scelte progettuali, sia in ambito architettonico che di interior design, lungo tutte le fasi del processo.
Affidarsi all’EBD significa basare le decisioni su evidenze oggettive, superando intuizioni personali, buone intenzioni o punti di vista soggettivi.
Questo approccio consente non solo di prendere decisioni più consapevoli, ma anche di valutarne concretamente l’efficacia a progetto concluso.
2. Human & Organization-Centred Design:considerare i bisogni delle persone e delle organizzazioni
Partire dall’analisi della domanda, dalla conoscenza e comprensione approfondita delle esigenze, delle aspettative, dei desiderata, dei bisogni degli utenti, delle esigenze e dell’analisi del modello organizzativo.
Si tratta di un approccio analitico, inclusivo e trasparente, che coinvolge l’intera organizzazione: gli obiettivi del progetto vengono condivisi e tradotti in una progettazione su misura, capace di adattarsi in modo flessibile e dinamico alle nuove modalità di lavoro e alle esigenze emergenti di persone e organizzazioni.
Il coinvolgimento diretto di utenti, manager, Human Resources, Facility Manager e altri stakeholders garantisce una progettazione personalizzata, capace di promuovere engagement, benessere e produttività. Questo approccio consente di trasformare gli obiettivi in idee creative e soluzioni innovative, pensate per facilitare e stimolare il potenziale di crescita di entrambe i protagonisti del processo.
3. Design inclusivo e Design for All: facilitare l’accesso e l’espressione delle diverse identità e abilità, promuovendo l’inclusività e l’unicità di ogni persona.
Pensare ad ambienti accessibili, funzionali e accoglienti per tutti è oggi un imperativo etico e funzionale. L’inclusività non riguarda solo le disabilità permanenti, ma considera l’intera gamma delle differenze umane: età, cultura, genere, neurodiversità e condizione di disabilità temporanea. I principi del Design for All assicurano un ambiente di lavoro realmente inclusivo che garantisce ad ogni individuo la possibilità di sentirsi al sicuro, accolto e supportato, di accedere alle stesse opportunità e servizi, e di far parte di una comunità che rispetta e valorizza le unicità di ciascuno.
4. Co-design e progettazione partecipata: coinvolgere attivamente tutti i portatori di interesse.
Il co-design, o progettazione partecipata, implica il coinvolgimento diretto degli utenti finali e dei portatori di interesse in ogni fase del processo creativo. Attraverso interviste, workshop, focus group e osservazioni, si raccolgono insight preziosi che migliorano la qualità del progetto, garantendo coerenza con i bisogni, le aspettative e i desideri, oltre a rafforzare il senso di appartenenza.
Questo approccio si sviluppa in fasi interattive, che pongono al centro l’ascolto attivo e l’interazione oltre alla possibilità del gruppo di co-progettazione di ideare, prototipare e testare non solo nelle fasi iniziali e creative del processo, ma anche a spazi occupati per valutare insieme al team di co-progettazione gli esiti dell’intervento architettonico.
5. Interdisciplinarità:progettare con competenze diversificate e punti di vista complementari e trasversali migliora la qualità e l’efficacia del progetto.
Affrontare la complessità progettuale richiede uno sguardo trasversale.
Integrare competenze differenti, da psicologi ambientali a sociologi, da ingegneri a designer, passando per specialisti della luce, del suono, delle piante, ecc., arricchisce il progetto, riducendo i margini di errore e i costi.
La sinergia interdisciplinare consente anche di elaborare soluzioni progettuali più efficienti e sostenibili, in grado di soddisfare le aspettative degli utenti, rispettando al contempo strutturali, funzionali, economici e temporali.

Analisi, progettazione e verifica: il metodo progettuale di Malara Associati si articola in tre macro-fasi, in coerenza con i principi della psicologia ambientale e architettonica
1. Pre-Occupancy Evaluation (PrOE)
È la fase strategica, in cui si analizzano bisogni organizzativi e individuali attraverso strumenti di analisi della Psicologia Ambientale.
L’obiettivo è raccogliere informazioni approfondite sull’organizzazione, sugli utenti, sulle caratteristiche fisiche e funzionali dello spazio da progettare, nonché sul contesto urbano e sociale in cui è inserito.
A partire da questi dati, si procede con l’analisi e la valutazione, al fine di definire e condividere con la committenza esigenze e obiettivi.
Il processo prevede momenti di restituzione e confronto in ogni fase, per garantire trasparenza, condivisione e continuità nel processo progettuale.
2. Dal concept al progetto esecutivo: progettare con i principi del Biophilic e Restorative Design
La seconda fase del processo progettuale è quella creativa e trasformativa, in cui le esigenze e i bisogni rilevati e gli obiettivi condivisi nella fase di analisi, si traducono progressivamente in soluzioni concrete, a partire dal concept fino al progetto esecutivo.
L’obiettivo primario di questa fase è costruire un progetto fondato su basi analitiche, scientifiche, coerente e su misura che risponda ai bisogni organizzativi e alle aspettative delle persone, nel rispetto dei vincoli fisici, economici e temporali.
A guidare questa fase sono i principi del Biophilic e del Restorative Design, che integrano nella progettazione ambienti capaci di promuovere benessere psicofisico, rigenerazione, connessione con la natura diretta e indiretta, articolazione spaziale ed esperienze di luogo.
In particolare, lo spazio viene progettato come un ecosistema in grado di influenzare emozioni, comportamenti e performance, migliorando la qualità dell’esperienza individuale e collettiva.
Durante questa fase si struttura un dialogo continuo e attivo con la committenza per garantire che ogni scelta progettuale, dal layout funzionale alla progettazione esecutiva edile, impianti e arredi, sia pienamente allineata agli obiettivi iniziali, ai valori aziendali e all’identità dell’organizzazione.
3. Post-Occupancy Evaluation (POE)
Dopo la realizzazione e l’occupazione degli spazi, la valutazione post-occupativa misura la qualità percepita, l’efficacia e la rispondenza del progetto agli obiettivi iniziali.
In questa fase si analizzano gli impatti sul benessere psicofisico, engagement e soddisfazione lavorativa, performance individuale e collettiva, ecc.
Il valore aggiunto di questa fase è anche quello di fornire insight preziosi per ottimizzare eventuali progetti futuri, chiudendo il ciclo virtuoso tra intenzione, realizzazione e risultato.
Ogni progetto è un caso unico
La complessità dei contesti, la varietà dei modelli organizzativi e la diversità delle persone coinvolte rendono ogni intervento unico. È per questo che adottiamo un approccio tailor-made, capace di adattarsi in modo flessibile alle specificità di ogni realtà, ma sempre orientato a un obiettivo: generare valore attraverso lo spazio, migliorando la vita delle persone e supportando lo sviluppo delle organizzazioni.
* Lucilla Malara
Architetto, biophilic designer, consulente in Psicologia Architettonica e co-autrice, insieme a Donatella Mongera, del libro “Spazio al benessere. Come la Psicologia Ambientale e il Biophilic Design possono rigenerare l’ambiente di lavoro”, edito da Guerini Next. Dirige lo studio di architettura Malara Associati, dove coordina un team interdisciplinare in tutte le fasi del processo progettuale, sviluppando soluzioni su misura per ogni intervento. La filosofia progettuale dello studio mette al centro la persona e l’ascolto attento dei bisogni aziendali e individuali (Human & Organization Centred Design). Con approccio tailor made che applica i principi e gli strumenti della Psicologia Ambientale e Architettonica, del Biophilic & Restorative Design.
