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L’ufficio come ecosistema dinamico  

La progettazione dei luoghi di lavoro non può più limitarsi alla semplice definizione di spazi funzionali. È questo uno dei messaggi emersi a OLMeet Roma 2025, l’evento organizzato dalla nostra rivista Officelayout come momento di incontro tra progettisti, aziende, manager e innovatori attorno a una domanda ormai centrale: che cosa significa progettare un workplace contemporaneo?

L’ufficio si configura come un luogo da vivere, non solo da utilizzare. Un ambiente capace di mettere al centro la persona, considerando l’efficienza operativa, certo, ma anche benessere, socialità, identità e senso di appartenenza. Il design diventa così un fattore abilitante dell’esperienza lavorativa: il modo in cui ci sentiamo in uno spazio incide quanto, se non più, di ciò che facciamo al suo interno.
Da qui prende forma una nuova idea di produttività, non più legata esclusivamente alle performance individuali, ma alla capacità dei luoghi favorire connessioni, stimolare il pensiero critico e di rendere più incisivi i processi decisionali. Il workplace si configura dunque come un ecosistema dinamico, fatto di stimoli e pause, di luoghi per l’interazione e per la rigenerazione, in cui la personalizzazione non è anarchia, ma uno strumento per trovare il giusto equilibrio.
Uno dei temi chiave emersi durante l’edizione romana di OLMeet – Officelayout meeting è l’affermarsi dell’approccio human-centric, che guida tanto il progetto architettonico quanto lo sviluppo tecnologico. Le tecnologie – sempre più presenti, sempre più intelligenti – sono chiamate a essere inclusive, semplici, immediate. In questo scenario, l’intelligenza artificiale, in particolare nelle sue declinazioni vocali e conversazionali, apre nuove modalità di vivere e gestire lo spazio: dalla prenotazione delle postazioni alla gestione fluida di sale, servizi e risorse, fino a un’esperienza utente naturale, accessibile e quasi invisibile.
Accanto alla tecnologia, cresce il valore della socialità. L’ufficio evolve verso modelli collaborativi e informali, diventando un luogo di coesione interna ma anche uno spazio capace di rafforzare le relazioni con clienti, partner e stakeholder. Non più solo sede operativa, ma piattaforma relazionale, racconto aziendale, strumento di attraction e retention dei talenti. Le nuove generazioni, come emerso nel confronto tra aziende e progettisti, scelgono sempre più spesso dove lavorare in base alla qualità dell’esperienza, al benessere percepito, all’attenzione autentica verso le persone.
Ad alimentare il dibattito le parole chiave flessibilità, performance, sostenibilità e benessere. Spazi multifunzionali, ambienti ibridi, contaminazioni tra lavoro e ospitalità, uffici che assomigliano a caffè, lounge o luoghi domestici, dove la biofilia e il rapporto con la natura – interna ed esterna – diventano elementi strutturali del progetto. La sostenibilità, inoltre, non viene più letta solo in chiave ambientale, ma come valore industriale e culturale: dalla progettazione orientata alla durata e alla riparabilità dei prodotti, fino alla razionalizzazione dei cicli produttivi e logistici, superando definitivamente il rischio del green washing.
Infine OLMeet ha messo in evidenza il ruolo crescente dell’architettura del lavoro come motore di rigenerazione della città. Gli spazi di lavoro dialogano con il contesto urbano, costruiscono comunità, diventano attrattori di talenti e presìdi di identità per i quartieri. L’ufficio non è più un’entità isolata, ma un nodo attivo di un sistema più ampio che integra spazi indoor, outdoor e digitali.
L’ufficio si è dunque profondamente trasformato. Da luogo obbligato a luogo scelto. Da spazio neutro a spazio vivo. OLMeet Roma 2025 ha raccontato questo attraverso i talk che hanno coinvolto gli studi di progettazione Alvisi Kirimoto, DVArea, Frigerio Design Group e Nemesi Architects; le tavole rotonde con le aziende Barco, Bene, Berlin Acustics, dvo_Sitland, Jabra, Nahu – Linea Fabbrica, Ricoh, Rockfon, Sedus e Var Group.

A dare concretezza al dibattito i case studies di Autostrade per l’Italia, Cassa Depositi e Prestiti, Medici senza Frontiere, Poste Italiane e Terna.

Il prossimo appuntamento con OLMeet è a Milano il 17 marzo!


TALK


InsideOut. A perfect balance

Manuel Romeo, Partner e Direttore Tecnico | DVArea

Nel corso della vita trascorriamo oltre ottantun mila ore al lavoro. Eppure, soltanto una minima parte dei lavoratori sente di vivere un reale benessere sotto il profilo psicologico, fisico e relazionale. Lo spazio professionale non può più essere interpretato come un contenitore neutro. È un organismo vivo, capace di influenzare ciò che facciamo e, ancora più profondamente, ciò che proviamo ed esprimiamo una volta terminata la giornata. Per progettare ambienti orientati alla produttività oggi è necessario superare la logica del risultato e adottare quella della performatività. La produttività misura quanto facciamo; la performatività esprime la qualità della presenza, la capacità di concentrazione, la lucidità mentale, la propensione alla relazione e alla generazione di idee. In questa prospettiva lo spazio diventa un fattore abilitante. Quando l’ambiente si sintonizza con il ritmo dell’organizzazione e con le esigenze sensoriali e cognitive delle persone, la chiarezza decisionale aumenta, lo stress si riduce, l’efficacia operativa migliora.
Nel nostro processo di progettazione, attraverso sistemi di misurazione ambientale, strumenti psicometrici e tecnologie digitali rileviamo parametri legati alla qualità dell’aria, alla luce naturale, al livello acustico e alle condizioni termoigrometriche.
Con metodologie analitiche e con il supporto dell’intelligenza artificiale, traduciamo queste informazioni in indicatori e linee guida che ci orientano concretamente nelle scelte progettuali: configurazioni spaziali, strategie di controllo ambientale, aree dedicate alla rigenerazione e dispositivi che favoriscono l’inclusione delle diverse modalità funzionali. InsideOut – A Perfect Balance esprime la nostra tensione alla ricerca di un equilibrio dinamico tra stimolo e pausa, concentrazione e relazione, lavoro e recupero. Per noi un workplace evoluto è un ecosistema in ascolto che sostiene la varietà dei funzionamenti cognitivi e accompagna le persone nel loro tempo professionale. La vera innovazione non consiste nel progettare spazi per fare di più, ma nel creare luoghi che aiutino le persone a stare meglio mentre lavorano. Ed è da questa qualità dell’esperienza che nasce, in modo naturale, una nuova forma di produttività.


Manifattura 4.0 – Luce, Qualità, Vita

Enrico Frigerio, Fondatore e Direttore Tecnico | Frigerio Design Group

Dalla rivoluzione industriale del 1900 a quella digitale degli anni 2000, sono cambiati gli strumenti e di conseguenza i processi con i quali si lavora in ufficio e nella manifattura; siamo passati dalla meccanica alla meccatronica. Il tempo stesso ha assunto un “peso” differente, accelerando le trasformazioni, i metodi, le tecniche e i comportamenti. Già prima della pandemia grazie alla rivoluzione digitale, negli ambienti di lavoro erano in corso delle trasformazioni sulle modalità produttive e relazionali, l’evento pandemico ha di fatto accelerato l’evoluzione. Ma ancora più importante, in particolare per le nuove generazioni, è emersa l’esigenza di avere ambienti di lavoro con una qualità a 360°.
Oggi c’è anche un po’ di confusione tra lo smart working, inteso come differenti processi nel modo di lavorare grazie ai nuovi strumenti, e il lavoro da remoto che si riferisce alla possibilità di lavorare da casa. Questo periodo è particolarmente stimolante, in quanto siamo di fronte a un Rinascimento che interessa l’ambiente in cui viviamo, unito a una evoluzione tecnologica e digitale, con una particolare sensibilità rivolta alle risorse, nel significato più ampio del termine.
Personalmente credo che si debbano ottimizzare le risorse e i processi, per fare meglio con meno, può sembrare un’eresia, ma questo è il paradigma che ci può garantire un futuro migliore, con un uso più consapevole delle risorse, proiettato alla qualità e al benessere.
Oggi siamo di fronte ad una manifattura 4.0 che richiede spazi smart attrezzati con automazione, IoT e AI, flessibili, tecnologicamente avanzati, ma al tempo stesso con una gestione dalle ridotte emissioni inquinanti, ad alta efficienza energetica, il tutto rapportato a un’economia circolare; tutto questo con la persona al centro, in equilibrio con il suo habitat. Spazi dove sentirsi bene, funzionali ma al tempo stesso confortevoli, dove la climatizzazione, la luce, l’acustica sono giusti, dove vivere un’esperienza sensoriale. In questa realtà così dinamica e “fluida”, lo sviluppo degli ambienti di lavoro dovrà essere orientato alla realizzazione di spazi a ridotta impronta ecologica, flessibili e smart, per ricercare la qualità e il benessere della persona, dove però le parole d’ordine saranno: flessibilità e comfort.


Il lavoro che trasforma la città: spazi collaborativi come motore di rigenerazione urbana

Susanna Tradati, Associate Partner | Nemesi Architects

Gli uffici contemporanei stanno assumendo un ruolo centrale nei processi di rigenerazione urbana, diventando catalizzatori di innovazione, socialità e qualità dello spazio pubblico. Oggi l’architettura dei luoghi di lavoro ha il potere di riscrivere la città, fondendo funzionalità, estetica e sostenibilità: spazi sapientemente progettati e in dialogo con il contesto urbano non solo stimolano collaborazione e innovazione, ma tessono comunità attorno a sé, diventando focolai di rigenerazione, attrattori di talenti e custodi dell’identità dei quartieri.
L’esperienza di Nemesi Architects lo dimostra con progetti come il campus Tesisquare a Cherasco, pensato come un paesaggio aperto, permeabile e ibrido dove architettura e natura collaborano per generare benessere. Un approccio simile guida gli interventi per il nuovo Headquarter Eni, in cui l’ufficio diventa un’infrastruttura sociale e tecnologica, espressione di identità, innovazione ed efficienza energetica.
All’interno dei masterplan mixed-use, i progetti per uffici realizzati dallo studio  assumono una funzione strategica nel processo di Placemaking: sono presidi urbani attivi, capaci di generare flussi, servizi e relazioni, contribuendo alla costruzione di nuove centralità e alla continuità degli spazi pubblici. Gli spazi di lavoro sono concepiti come organismi adattivi, flessibili e intelligenti, capaci di evolvere con le esigenze delle persone e dei territori. Attraverso un design attento alla qualità ambientale, alla connessione con gli spazi esterni e alla dimensione comunitaria, l’ufficio torna a essere un vero motore di trasformazione urbana e culturale.


Progettare per le persone

Rossano Di Stasio, Architetto | Studio Alvisi Kirimoto

La progettazione dei luoghi di lavoro non può più limitarsi alla traduzione degli aspetti funzionali in spazi, deve porre la persona al centro del progetto. In una contemporaneità in cui il lavoro occupa gran parte della nostra giornata, è fondamentale creare ambienti che favoriscano momenti di esperienza personale di qualità, promuovano la socialità e la comunità, e preservino il benessere di ciascun professionista. In questo modo è possibile mantenere il giusto equilibrio tra la sfera lavorativa e quella personale.
Concetti applicati nella progettazione della sede di DLA Piper articolata in quattro macroaree.
Al piano seminterrato si trovano gli spazi dedicati al benessere dei lavoratori e alla convivialità, tra cui la sala ristoro, lo spazio green, la sala videoproiezioni e la sala lettura. Al piano terra, la reception fa da quinta alla lounge, variamente configurabile per ospitare eventi e accogliere i clienti grazie a diverse tipologie di sedute e a pannelli mobili di ispirazione orientale. Dal primo al quarto piano si sviluppano uffici di diverse tipologie intervallati da spazi dediti tanto all’interazione quali aree relax, sedute, phone booth e meeting booth. All’ultimo piano, gli spazi di rappresentanza dialogano con le terrazze panoramiche.
Il secondo caso studio presentato è la realizzazione di un ufficio privato a Chicago dove, entrando, sono visibili due ambienti contrapposti: la reception e la playroom, dai quali il visitatore può interagire con i due volti di Chicago, quello più urbano e quello più territoriale. Dal punto di vista planimetrico, il fronte Sud ospita le funzioni più rappresentative mentre il lato Nord accoglie gli uffici privati e alcune aree comuni. Pareti di legno, che si smaterializzano in lamelle verticali per calibrare il grado di privacy e luminosità caratterizzano le principali direttrici del progetto. Queste costituiscono il leitmotiv che accompagna il visitatore fino alla scoperta del Winter Garden, un ambiente polifunzionale a doppia altezza che rappresenta il cuore pulsante del progetto.
I progetti sono esplicativi di come l’idea di porre al centro del progetto la persona nella sua interezza può essere applicata in contesti culturali e geografici diversi.


TAVOLA ROTONDA: “Benessere e Sostenibilità. Nuove frontiere per uffici che ispirano e connettono”


Ecosistemi al lavoro

Cristian Filippi, Corporate Sales Manager | dvo_Sitland

Il lavoro non è più un luogo, ma un organismo vivente fatto di spazi, relazioni e ritmi personali che coesistono e si influenzano, cercando ogni giorno un nuovo equilibrio sostenibile. Gli spazi professionali si stanno trasformando da ambienti statici a habitat dinamici, flessibili e adattivi, progettati per rigenerare, stimolare e seguire il passo naturale delle persone. Luce, materiali naturali, biofilia e qualità percettiva diventano strumenti essenziali per creare luoghi capaci di accogliere e sostenere la biodiversità umana. Fonte di ispirazione è il concetto di resimercial design, una filosofia che unisce la funzionalità del mondo corporate al comfort e alla familiarità dell’ambiente domestico. Nascono così micro-ambienti, zone di decompressione, spazi ibridi, aree collaborative e angoli dedicati alla concentrazione: un mosaico di soluzioni progettate per accompagnare lavoratori dalle esigenze sempre più diversificate. Design, benessere e identità aziendale possono fondersi in un’unica esperienza coerente, capace di dare forma a luoghi fluidi, evolutivi e riconoscibili. Spazi che respirano, imparano e crescono insieme alle persone. Il futuro lo generiamo insieme: con spazi che respirano, persone che evolvono e habitat che imparano.


Comfort acustico per i nuovi spazi di lavoro

Valerio Gulia, Regional Sales Manager Centro-Sud | Rockfon

In un mondo del lavoro sempre più dinamico, il comfort acustico è diventato un pilastro imprescindibile del benessere e della produttività. Non è semplicemente una questione di ridurre il rumore: è un intervento progettuale che trasforma gli ambienti in luoghi dove concentrazione, collaborazione e creatività possono davvero fiorire. Oggi la cura dell’acustica è sinonimo di efficienza e sostenibilità, perché un ufficio silenzioso è anche un ufficio sano e piacevole da vivere.
Le soluzioni in lana di roccia di ultima generazione non sono meri elementi tecnici, ma strumenti capaci di modellare la percezione quotidiana, attenuando l’eco e creando atmosfere più equilibrate. Tuttavia, il comfort non si esaurisce nel controllo del suono: è un concetto più ampio che abbraccia colori, luce, proporzioni e scelte architettoniche integrate. Ogni spazio – dalla reception agli uffici singoli, dalle sale riunioni agli open space – richiede un progetto attento, capace di interpretare le esigenze delle persone, trasformando l’ambiente di lavoro in un ecosistema armonico e coerente.

Il risultato è una nuova qualità dello spazio: uffici che migliorano la produttività senza rinunciare alla dimensione emotiva, restituendo alle persone il piacere di lavorare in luoghi pensati con equilibrio, bellezza e attenzione.


Workplace e libertà: l’uomo al centro dell’esperienza lavorativa 

Matteo Artusi, Country Manager Italia | BENE

Negli ultimi anni abbiamo capito una cosa semplice ma rivoluzionaria: il lavoro non è solo lavoro. È relazione, benessere, crescita personale…e anche un po’ di divertimento. È da qui che nasce l’idea di un nuovo umanesimo del workplace, un modo tutto nuovo di progettare gli spazi mettendo al centro l’essere umano, con i suoi bisogni veri e non solo con i suoi obiettivi di performance.
Le aziende stanno riscoprendo che quando le persone stanno bene, tutto funziona meglio. E non è una frase fatta: basti pensare al costo medio del turnover — circa 43.000 € per ogni dipendente che se ne va. Insomma, trattenere i talenti non è solo una questione affettiva, è proprio un investimento. Eppure, nonostante tutto, spesso datore di lavoro e dipendenti sembrano parlare due lingue diverse: chi guida l’azienda punta al rientro in ufficio, al focus sui risultati e alla produttività; i collaboratori, invece, chiedono flessibilità, benessere, spazi più stimolanti e un senso chiaro di appartenenza. In mezzo a questo divario si insinuano disinteresse, demotivazione e quella famosa “voglia di cambiare aria”. Il nuovo umanesimo del workplace ci invita a fare un passo indietro, o meglio avanti, e ricordarci che l’ufficio è prima di tutto un luogo abitato da persone, che hanno bisogno di spazi che favoriscano l’incontro spontaneo, l’energia positiva, la creatività condivisa. Le quali apprezzano ambienti in cui potersi sentire sé stessi, senza rigide gerarchie o formalità e che desiderano giornate meno ingessate e più sane: zone relax, aree per apprendere e innovare, servizi che semplificano la vita, postazioni ergonomiche che non ti fanno rimpiangere la sedia di casa.
La flessibilità inoltre non è più un optional, possiamo ottenerla tramite modelli ibridi, orari personalizzabili, libertà di scegliere come e dove essere più produttivi. E poi c’è la sostenibilità, che ormai non è solo un “nice to have”, le nuove generazioni vogliono lavorare in aziende che rispettano il pianeta, che credono in valori concreti e che costruiscono spazi più sani. Un workplace green non migliora quindi solo la reputazione, rende le persone più motivate e orgogliose di far parte di un progetto più grande.
Infine, c’è un elemento chiave di questo nuovo umanesimo: l’ascolto. Coinvolgere le persone, chiedere feedback veri, co-creare soluzioni, rompere le gerarchie rigide e favorire la comunicazione orizzontale. Quando le persone sentono che la loro voce conta, cambia tutto, cresce la fiducia, aumenta la creatività e si crea una comunità viva che ha voglia di costruire insieme.


L’intelligenza artificiale vocale ridefinirà il lavoro nel futuro

Andrea Visconti, Strategic Alliances Manager EMEA South | Jabra

Con il supporto della London School of Economics, Jabra, marchio che identifica prodotti audio e video sul mercato professionale (Enterprise) di GN Group, ha condotto una nuova ricerca per capire come viene percepita l’IA generativa nel mondo del lavoro e quali saranno le tendenze nella sua utilizzazione per i prossimi 3 anni. Il 36% dei manager intervistati ritiene che sarà fondamentale, ma che servirà ancora accompagnare i lavoratori in questa transizione anche se, con l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro nel prossimo futuro, vedremo un’accelerazione spontanea. Partendo da questi dati e da quanto affermano i colossi della tecnologia come Microsoft, LSE e Jabra hanno identificato 4 pilastri su cui poggiare questa evoluzione/transizione. La Dotazione: dare alle persone i giusti spazi e tecnologie. La Sicurezza: privacy e protezione dati. La Normalizzazione e L’Allenamento: più si usa e più si è efficaci. Ma per che cosa esattamente? Per Parlare con l’IA o meglio con i nuovi Colleghi Virtuali, gli Agent Assistant. Non si useranno più le tastiere e gli schermi per interagire con l’IA ma si converserà naturalmente con essa come se stessimo parlando al collega vicino; quindi, ci vorranno strumenti evoluti.


L’evoluzione degli spazi di lavoro e il caso Accademia Costume & Moda

Federica Russo, Business Development Lead, Ricoh Italia

Gli spazi di lavoro evolvono secondo il consolidato modello dell’hybrid working. Dal punto di vista degli utenti e delle aziende continuano a persistere difficoltà e criticità. Tra queste emergono difficoltà di concentrazione, legate principalmente a problematiche acustica e meeting room e spazi di collaborazione non adeguatamente dimensionati, spesso non disponibili e con complessità nell’utilizzo delle tecnologie AV. Le tecnologie devono essere inclusive e semplici da utilizzare, secondo il principio “Human Centric”. I trend degli spazi di lavoro si orientano sempre più verso modelli basati sulla collaborazione, sulla socialità e su uffici concepiti come luoghi di coesione interna e, allo stesso tempo, come spazi che rafforzano le relazioni con clienti, fornitori e partner.
Le piattaforme di Workplace Management rappresentano in tal senso uno strumento imprescindibile per la gestione delle risorse aziendali – desk, sale riunioni, parcheggi, ecc. – con l’obiettivo di supportare le persone e gli stakeholder aziendali, permettendo di monitorarne l’utilizzo e tutti gli aspetti legati al “wellbeing” negli ambienti di lavoro. Un ulteriore tassello è rappresentato dalle tecnologie di sensoristica IoT che si rivelano un alleato strategico per Facility e Real Estate Manager consentendo la gestione in tempo reale del workplace e una continua ottimizzazione.


TAVOLA ROTONDA “Workplace strategies per nuove generazioni al lavoro: spazi motivazionali per nuove esperienze e collaborazioni”


Ricaricarsi per Concentrarsi

Roberto De Vittori, Country Manager | Sedus Italia

Le nuove esigenze di socializzazione e collaborazione all’interno degli spazi ufficio portano a concetti innovativi come il “Workcafè” dove spazi informali “strutturati” creano connessione, collaborazione e creatività. Quattro archetipi definiscono le tipologie di caffetteria. L’Hub: vivace e non convenzionale, stile co-working, offre ospitalità, comunità e benessere. Il bancone centrale è il fulcro delle interazioni e la disposizione di arredi è dinamica con mix & match di prodotti e colori. Il Club, elegante e riservato, ispirato ai business club e lounge d’hotel. Predominanza di arredi confortevoli. Il Garden, con presenza diffusa di verde e arredi eterogenei, è un ambiente naturale e rilassato, ispirato al dialogo tra interno ed esterno. Infine la Library è un luogo intimo e ordinato, ispirato alle biblioteche e ai caffè cittadini, dove regnano calma e organizzazione.
Spazi funzionali alla collaborazione e alla connessione, che però possono generare frequenti distrazioni. Oggi il focus si sposta quindi sulla concentrazione. Dalle nuove ricerche di Sedus emerge come questa sia la principale necessità richiesta sui luoghi di lavoro. Si stima che per distrazioni si perdano fino a 2 ore al giorno (23 giorni all’anno) con una conseguente riduzione della produttività. Come può l’ufficio supportare queste necessità? La topografia dell’attenzione risponde a questa domanda, ossia il classificare gli spazi in base alla loro capacità di ospitare il lavoro concentrato. Quindi diversi tipi di spazi a seconda delle attività che si svolgono all’interno. Zone silenziose e protette ma non solo, anche aree che offrono privacy e comfort acustico ma non completamente “chiuse” perché non sempre isolarsi in un ambiente asettico è la giusta strategia.
Diventa dunque importate offrire nuove tipologie di ambienti (workcafè; spazi individuali per la concentrazione; spazi focus condivisi) nei quali la multisensorialità assume un ruolo centrale.
Perché come affermato da James Clear : “La concentrazione è l’arte di sapere cosa ignorare”.


Il futuro della gestione degli spazi di lavoro. Dall’hybrid working all’intelligenza artificiale vocale, come cambia l’esperienza e l’efficienza nella gestione di sale, desk e servizi aziendali

Alberto Chessari, Sales Specialist Collaboration e Digital Workspace | VarGroup

Fino ad oggi abbiamo progettato senza dati. Oggi non possiamo più permettercelo. I numeri parlano chiaro: in Italia i lavoratori ibridi sono passati da 570.000 nel 2019 a oltre 3,6 milioni nel 2022, un’esplosione di sei volte in tre anni. Ma il dato più rilevante per i progettisti è un altro: gli uffici europei registrano oggi un’occupazione media del 60%, rispetto al 70% pre-pandemia. Questo significa che quattro postazioni su dieci sono strutturalmente sottoutilizzate, e il fenomeno è ancora più marcato il lunedì e il venerdì, quando l’occupazione crolla drammaticamente.
Di fronte a questa rivoluzione, le piattaforme per la gestione del lavoro ibrido diventano strumenti progettuali, fornendo dati real-time su occupancy, heat maps comportamentali e pattern temporali, trasformando ogni edificio in un “laboratorio vivente” che informa le scelte progettuali future. Tre insight emergono con forza dall’analisi dei dati raccolti dalla piattaforma Space Booking 4 di VarGroup. Primo: il 68% delle prenotazioni avviene entro 5 metri dai colleghi del proprio team, suggerendo la necessità di cluster modulari invece di open space indifferenziati. Secondo: cresce la domanda di “zone di transizione” – spazi collaborativi da 4-6 persone, semi-privati e tech-enabled – che oggi in molti edifici semplicemente non esistono. Terzo: con dati oggettivi sull’utilizzo degli spazi è possibile fare right-sizing intelligente, riducendo i metri quadri del 30-40% e ottimizzando i consumi energetici. Il mercato sta rispondendo con investimenti massicci: il digital workplace vale oggi 67,5 miliardi di dollari a livello globale e raggiungerà 161 miliardi entro il 2030, con una crescita del 19% annuo. Parallelamente, il mercato degli smart building crescerà da 51 a 133 miliardi di dollari entro il 2032. Guardando il futuro si delineano evoluzioni della piattaforma basate sull’intelligenza artificiale vocale per la gestione delle sale. In conclusione, la progettazione degli spazi di lavoro sta diventando una disciplina ibrida che integra il data-informed design nel processo, solo così si potranno progettare non solo spazi, ma anche esperienze di collaborazione, concentrazione e connessione umana.


L’Eco Design integrato nei processi aziendali

Paolo Pampanoni, Direttore Artistico | Nahu 
Massimiliano Zamò, ceo | Nahu

L’Ecodesign non si limita a definire l’estetica o la funzione di un prodotto, si estende la riflessione al suo intero ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo, fino alla dismissione o al riuso. Ogni scelta progettuale deve favorire l’efficienza, ridurre gli sprechi e incoraggiare la circolarità, unendo innovazione tecnologica, bellezza e sostenibilità. In questo modo il design diventa strumento di responsabilità, capace di generare valore etico e competitivo per l’impresa.
Tuttavia, il percorso verso la sostenibilità non è privo di difficoltà. Progettare un prodotto realmente sostenibile richiede che l’intera struttura aziendale ne riconosca il valore come leva organizzativa. Quando la sostenibilità resta confinata all’ambito teorico o unicamente comunicativo, il progetto rischia di perdere coerenza. A questo si aggiunge la difficoltà di orientare il mercato e i clienti verso scelte più consapevoli: il prezzo, la velocità di consegna e la familiarità con prodotti tradizionali rimangono ancora fattori determinanti nelle decisioni d’acquisto.
Per Linea Fabbrica Group l’integrazione delle logiche dell’Agenda 2030 nei propri processi produttivi rappresenta il cardine di questa visione, che si manifesta pienamente nella progettazione della poltrona operativa “Open” che, concepita secondo criteri di efficienza, modularità e riciclabilità, è diventata un laboratorio progettuale per estendere i principi dell’Ecodesign ad altre linee aziendali.
L’esperienza di “Open” ha dimostrato come la progettazione responsabile possa tradursi in vantaggi tangibili: la razionalizzazione degli approvvigionamenti, l’ottimizzazione dei magazzini, la semplificazione della produzione e la riduzione dei tempi di risposta commerciale. In questo modo la sostenibilità non è solo un obiettivo ambientale, ma un modello industriale capace di migliorare la qualità e la produttività complessiva.
Da questo percorso nasce l’estensione dei principi di “Open” al sistema di imbottiti “Reel” dove il tema della sfoderabilità diventa centrale: un’evoluzione coerente con la diffusione degli imbottiti anche negli ambienti ufficio, dove igiene, comfort e durabilità assumono un ruolo importante. Tenuto conto che eventuali costi maggiori, vengono ripagati nel tempo dal risparmio in manutenzione e dal valore di un prodotto che dura più a lungo.
In conclusione, serve una nuova cultura del prodotto e del suo uso, una consapevolezza diffusa che riconosca nella durata, nella manutenzione e nella qualità i veri indicatori di progresso. Progettare in modo sostenibile significa progettare per durare, per rispettare e per innovare, trasformando ogni prodotto in un piccolo ma concreto passo verso un futuro industriale più consapevole e durevole.


From Office to Offer: progettare spazi che attraggono i nuovi talenti 

Federica Romano, Strategic Partnerships Lead | Berlin Acoustics

Oggi la sfida è ‘riportare i giovani in ufficio. Per attrarre i talenti è necessario mostrare loro spazi e culture che parlino la loro lingua. Lo spazio di lavoro è diventato dunque il biglietto da visita del datore di lavoro. Secondo il Deloitte Gen Z & Millennial Survey 2025, i giovani scelgono un datore di lavoro se è in grado di rispondere a domande precise.
Posso imparare qualcosa qui? Learning & Development è tra i primi tre motivi per cui Gen Z e Millennials scelgono un’azienda: cercano luoghi che li facciano crescere, non solo ruoli da ricoprire.
Posso essere me stesso? L’autenticità è diventata una valuta culturale. Vogliono ambienti dove sentirsi accettati, dove la diversità non è un poster, ma una pratica quotidiana.
Il mio tempo sarà rispettato? Il valore della flessibilità e dell’equilibrio vita-lavoro è altissimo. Non si tratta di lavorare meno, ma di lavorare in modo più umano.
Dove si rompe allora il processo di assunzione? Non perdiamo talenti per una questione di soldi; li perdiamo per attrito, rumore, e per la sensazione che non abbiamo pensato a loro.
Dobbiamo usare il design per riscrivere l’esperienza del candidato. L’ufficio deve diventare un asset di recruiting. In tal senso i meeting pod, come il nostro BA MEET valorizzano la collaborazione efficace, priva di rumore e offrono uno spazio per il confronto senza distrazioni.
In sintesi, gli spazi rendono visibili quei valori invisibili che i giovani cercano. Accogliere, prima di assumere. Il futuro del lavoro comincia nel momento in cui un candidato entra dalla porta, non il giorno in cui firma il contratto.


EXPO




CASE STUDY


A new workplace strategy: il design come motore di cambiamento

Massimiliano Borioni, Space Design Coordinator | Autostrade per l’Italia

Autostrade per l’Italia ha ripensato in modo profondo la gestione degli spazi ufficio, trasformandoli da workplace social place. La riflessione nasce da un dato fondamentale: nella vita lavorativa trascorriamo circa 80.000 ore, un tempo enorme che rende essenziale investire in ambienti in grado di migliorare il benessere delle persone. Il cambiamento prende avvio nel 2020, quando la pandemia ha messo in evidenza criticità già presenti e nuovi bisogni: l’introduzione dello smart working, la necessità di distanziamento, la riduzione degli spazi assegnati e la progressiva obsolescenza dei modelli tradizionali. Da qui ASPI ha avviato un processo strutturato basato su tre pilastri: analisi approfondita degli spazi con audit dedicati, allineamento strategico con il top management, e ascolto estensivo della popolazione aziendale. Ne è nata una nuova visione ispirata alla metafora del viaggio autostradale: come scegliamo l’uscita in base alla destinazione, così i lavoratori devono poter scegliere lo spazio più adatto all’attività da svolgere. Questo approccio si traduce in un layout modulare che integra postazioni tradizionali e focus, uffici dirigenziali ripensati con logiche di sharing, meeting room tecnologiche, project room, aree break e, negli edifici più grandi, spazi dedicati come teatri e sale training riconfigurabili. Il modello è stato realizzato concretamente, come dimostrano gli spazi della sede di Milano: 6.000 mq per 450 persone, con ambienti flessibili, aree collaborative, una gym aziendale e un teatro interno. Dal 2020 ad oggi, numerosi interventi hanno già trasformato le principali sedi direzionali, e il percorso prosegue verso le realtà operative sul territorio. La principale lesson learned è chiara: trasformare l’ufficio è possibile e necessario. Abbiamo imparato a lavorare da casa, quindi oggi l’ufficio deve dare un motivo per essere scelto. L’unica strada è renderlo un luogo che favorisca relazioni, senso di appartenenza e identità culturale.


Nuova sede di MSF a Roma: inclusiva, innovativa e sostenibile

Giuseppe Colucci, Head of Asset Management | Medici Senza Frontiere 
Katia Scarioni, Associata | Studio Roselli Architetti Associati

Con lo sviluppo delle attività di MSF in Italia e nel mondo e l’aumento delle persone coinvolte nel realizzarle, è nata la volontà di una trasformazione organizzativa che ha portato a un cambiamento nella gestione del lavoro e degli spazi lavorativi per favorire maggiore flessibilità, collaborazione ed efficacia per migliorare l’impatto dell’organizzazione.
La nuova sede, progettata dallo studio Roselli Architetti Associati in sinergia con lo staff di MSF, risponde ai criteri del nuovo modello per la gestione organizzativa chiamato Collaboration Maximiser, con l’obiettivo di rendere il lavoro più agile ed efficace, diffondere una cultura lavorativa più innovativa e inclusiva, migliorare il benessere dei dipendenti per rafforzare l’impatto dell’organizzazione, che porta cure medico-umanitarie a popolazioni che vivono in emergenza in oltre 70 paesi del mondo.
Il progetto è stato realizzato seguendo i principi-guida di economia dell’intervento, funzionalità e bellezza. Ha interessato tre livelli di un edificio della seconda metà del Novecento, per una superficie di circa 1000 mq. Gli spazi ante operam erano frammentati, non accessibili alle persone a mobilità ridotta e dotati di impianti obsoleti, le connessioni verticali non garantivano un rapporto fluido tra i piani.
Si è scelto di demolire tutte le partizioni interne e parte dei solai, mettendo in connessione i tre livelli e ricostruendo solo l’essenziale. Impianti e strutture restano a vista, riducendo controsoffitti e facilitando la manutenzione. Le strutture in calcestruzzo diventano elemento caratterizzante e decorativo. La nuova scala centrale è arteria delle connessioni, nodo dei flussi e pozzo di luce.
Ogni ambiente è pienamente accessibile e la zonizzazione adotta un mix funzionale: gli open space con hot desk su prenotazione si affiancano ad aree “a privacy progressiva”: isole-riunione schermabili con tende acustiche, phone booth, box vetrati per lavoro individuale e sale riunioni, funzioni distribuite in modo omogeneo per favorire fruibilità, interazione e collaborazione.
L’intervento ha ottenuto la certificazione di sostenibilità ambientale LEED Gold, un contributo concreto nella riduzione dell’impatto ambientale delle attività di MSF.


New ways of working, progettazione e sostenibilità

Lorena Zunoletti, Responsabile della Valorizzazione Patrimonio Immobiliare | Cassa Depositi e Prestiti

La crisi pandemica ha trasformato il modo di concepire e progettare gli spazi di lavoro, generando nuovi codici e sensibilità architettoniche. L’ufficio non è più solo luogo di lavoro, ma spazio di vita, relazione e condivisione, che si estende agli ambienti indoor, outdoor e digitali. In questo scenario, la progettazione sostenibile assume un ruolo centrale: integrare principi di sostenibilità, inclusione e innovazione tecnologica diventa imprescindibile per rispondere alle nuove esigenze di benessere personale e lavorativo.
Progettare la sostenibilità oggi significa ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza energetica e garantire il benessere degli utenti. Questo si traduce nell’adozione di tecnologie e materiali a basso consumo, nell’impiego di fonti rinnovabili, nella gestione responsabile delle risorse e nella scelta di materiali riciclati e riciclabili. La qualità ambientale interna è garantita da comfort termico, acustico e visivo, materiali privi di sostanze nocive e sistemi di ventilazione avanzati.
La sostenibilità si riflette anche nella flessibilità e multifunzionalità degli spazi, che devono adattarsi a diverse modalità di lavoro e favorire la socialità, la collaborazione e l’inclusione. L’integrazione del verde, la connessione con la natura e l’uso di tecnologie smart contribuiscono a creare ambienti salubri e stimolanti. Le certificazioni ambientali (LEED, WELL, BREEAM) e l’adozione di protocolli ESG rappresentano strumenti fondamentali per misurare e garantire la qualità sostenibile degli interventi.
Infine, la progettazione sostenibile richiede nuove competenze: la capacità di dialogare con discipline come psicologia ambientale, sociologia urbana e tecnologia digitale, per creare spazi che rispondano ai bisogni delle persone e favoriscano la crescita collettiva. In questo modo, la sostenibilità diventa il filo conduttore di una progettazione capace di generare valore duraturo per individui, comunità e territorio.


Nuovi spazi per nuove energie

Annalisa Celani, Responsabile Building Management di Terna

Dalla pandemia fino al 2025, la gestione degli spazi aziendali in Terna ha subito una profonda trasformazione improntata all’innovazione ed al benessere delle persone. Il desk sharing si è affermato come pratica consolidata all’interno di una progettazione orientata allo smart office in cui il principale obiettivo aziendale è quello di migliorare la qualità del lavoro e l’esperienza lavorativa in ufficio. 
Terna ha preso un impegno non solo con il futuro dell’energia ma anche con le infrastrutture e le persone, che sono l’asset più importante per l’Azienda.In quest’ottica l’azienda ha implementato un modello di gestione spazi inclusivo, digitale, sostenibile e capace di promuovere soluzioni legate alle nuove esigenze lavorative in termini di efficienza operativa e benessere.Tale concetto è stato rafforzato anche da nuovi servizi di welfare, tra cui asili aziendali e palestre, a sostegno del benessere dei dipendenti e della conciliazione tra vita professionale e privata.


Spazi per l’Italia: la più diffusa rete nazionale di aree di co-working

Davide Ambrogi, Responsabile Spazi per l’Italia | Poste Italiane

Spazi per l’Italia è un progetto innovativo di Poste Italiane che promuove la più ampia rete di coworking distribuita su tutto il territorio nazionale, rispondendo alle nuove esigenze del lavoro e dell’economia locale. Fondato su tre pilastri – capillarità, accessibilità e qualità degli spazi – Spazi per l’Italia si distingue per la sua distribuzione capillare: oltre ai grandi centri urbani, conta 250 spazi, di cui 80 nei piccoli comuni con meno di 15.000 abitanti. Questo approccio dimostra l’impegno di Poste Italiane per sostenere non solo le aree metropolitane, ma anche le zone periferiche, spesso carenti di infrastrutture moderne, contribuendo così al rilancio economico locale.
Il progetto nasce in un contesto di profondo cambiamento nel mercato del lavoro e degli immobili, dove cresce la domanda di spazi flessibili che superino i costi e le rigidità degli uffici tradizionali. I coworking Spazi per l’Italia sono progettati con un design innovativo, focalizzato su collaborazione e produttività, e offrono ambienti accessibili 24 ore su 24, dotati di tutti i servizi necessari, inclusi postazioni modulari e prenotazioni digitali per una gestione rapida delle necessità.
Pensato per start-up, giovani imprenditori, liberi professionisti e piccole realtà locali, Spazi per l’Italia facilita lo sviluppo di idee e networking. L’obiettivo è anche trattenere i giovani talenti sul territorio, promuovendo un’economia dinamica anche nei piccoli centri. Spazi per l’Italia non rappresenta solo una rete di coworking, ma una piattaforma che favorisce la collaborazione, l’innovazione e il futuro economico del Paese.







Paola Cecco

Laureata in architettura presso il Politecnico di Milano, ha svolto attività progettuale presso studi professionali dove ha affrontato la progettazione di edifici residenziali e del terziario. Nel 2001 entra a far parte della redazione di Officelayout, la rivista per progettare, arredare e gestire lo spazio ufficio. Ambito nel quale si occupa delle tematiche relative all’illuminazione, alle nuove tecnologie e all'allestimento degli spazi di lavoro con focus sulla sostenibilità dei luoghi e sul benessere delle persone in azienda. Dal 2014 coordina le attività editoriali e i convegni sviluppati e promossi dalla testata Officelayout.