Il workplace si apre alla città
Per la sede di Glovo a Milano, lo studio di progettazione acropoli reinterpreta gli spazi l’ufficio come una piazza contemporanea, aperta e inclusiva, dove la collaborazione diventa esperienza quotidiana
Nell’era del lavoro ibrido, dove le connessioni digitali scandiscono tempi e modi del lavorare, lo spazio ufficio assume nuovi significati e cambia pelle. La collaborazione da semplice modello organizzativo diventa un nuovo modo di abitare gli spazi, che di conseguenza non sono più semplici contenitori operativi, ma evolvono in ecosistemi capaci di generare incontro, scambio e senso di appartenenza. Ambienti fluidi e permeabili che, attraverso l’integrazione delle tecnologie e l’attenzione al comfort, favoriscono le relazioni e le contaminazioni.
In questa direzione si inserisce il progetto firmato da acropoli | Integrated Design Lab per la sede milanese di Glovo: un intervento che, attraverso una progettazione integrata e un controllo accurato di ogni fase, interpreta il workplace come spazio di relazione e inclusione, dove l’apertura verso la città diventa parte stessa dell’esperienza collaborativa.
“Il progetto nasce come intervento di riqualificazione interna su una porzione di edificio esistente, parte integrante dell’headquarter aziendale – racconta Francesca Polsoni, partner e senior architect and engineer di acropoli –. Per acropoli, ogni spazio di lavoro è un organismo in evoluzione, costruito sulle persone e sulla cultura aziendale. Nel caso di Glovo, la sfida è stata rigenerare un’ala già destinata alla collettività, ridefinendola in chiave più aperta, empatica e contemporanea. Il progetto è nato infatti dalle esigenze espresse dal cliente, che già viveva quotidianamente gli spazi e ne aveva individuato le principali criticità funzionali. L’obiettivo è stato quello di ripensare una parte della distribuzione interna, migliorando efficienza e qualità d’uso. L’intervento ha previsto una ripianificazione completa del layout: demolizione e ricostruzione delle partizioni interne, ridefinizione degli spazi collaborativi e inserimento di nuovi elementi architettonici, mantenendo un dialogo coerente con l’esistente”.


L’architettura dialoga con il contesto urbano
Il progetto nasce in stretta relazione con il quartiere Isola, uno dei distretti più vivaci di Milano. Tra la memoria industriale e la vitalità contemporanea del Bosco Verticale, il contesto rappresenta un equilibrio tra innovazione e identità locale. Acropoli ha scelto di riflettere questa complessità nella composizione degli spazi: interno ed esterno dialogano costantemente, grazie alla permeabilità visiva delle facciate e a una distribuzione che valorizza la luce naturale e le prospettive verso la città.
Come in una piazza, il confine tra pubblico e privato si fa poroso: gli ambienti si aprono alla vista del quartiere, restituendo all’ufficio una dimensione di urbanità e appartenenza.
L’architettura degli spazi di lavoro è, prima di tutto, una forma di dialogo, tra le persone, ma anche tra funzioni, flussi e tecnologie. Il layout pensato da acropoli sviluppa questa idea con una struttura flessibile e aperta, in cui ogni area può trasformarsi e adattarsi alle diverse modalità di lavoro.
Lo spazio come agorà contemporanea
Mettere al centro del progetto la collaborazione – atto collettivo frutto di gesti individuali amplificati dalla dimensione condivisa dell’azione – porta a una reinterpretazione degli spazi che assumono nuove funzioni.
Alla base del concept sviluppato dal team di acropoli per Glovo c’è l’idea che ogni ambiente di lavoro possa diventare una forma di spazio pubblico. L’ufficio si trasforma così in una piazza coperta, un’agorà contemporanea, dove il dialogo e la socialità diventano gli elementi fondanti del progetto.
La distribuzione degli spazi si articola in macro-zone funzionali: l’Anfiteatro; l’area conviviale Food City; le Transition Zone aree di sosta lungo le vetrate; le Meeting Zone sale riunioni da 4 a 8 posti e il Creative Corner spazio informale con pareti scrivibili. per brainstorming e micro-meeting.
L’Anfiteatro, con i suoi 80 posti, è lo spazio catalitico dove l’azienda si riunisce, comunica e si riconosce. Si tratta di un volume ampio e luminoso affacciato sulla città attraverso le grandi vetrate su tre lati che ne amplificano la dimensione, mettendo in scena la vita dell’azienda come parte del paesaggio urbano. Un gesto architettonico che racconta la volontà di connettere persone, contesto e identità. La sua configurazione riprende quella degli anfiteatri urbani all’aperto, pensati per accogliere momenti collettivi di interazione, racconto e scambio di idee. Questo spazio diventa così il centro simbolico e operativo della sede; un luogo che riflette la filosofia di Glovo, adattandosi a molteplici funzioni: meeting, talk, eventi, momenti informali…


Un progetto che evolve con chi lo vive
L’idea di collettività ha ispirato i progettisti anche nell’organizzazione spaziale degli uffici caratterizzati da un sistema di aree comuni e di passaggio che diventano luoghi di incontro informali che generano senso di appartenenza, riconoscibilità e comfort diffuso.
Attorno all’anfiteatro si articolano la Food City (54 posti) – concepita come luogo di socialità e pausa, cuore conviviale della sede – e le zone silenziose, dedicate alla concentrazione di gruppo e individuale.
Il tutto connesso da flussi naturali e leggibili, che stimolano il movimento e la spontaneità, in un equilibrio costante tra socialità e introspezione.
Le sale riunioni sono state completamente rimodulate: tre ambienti di diversa dimensione, tra cui una sala principale da 16 posti e due più piccole.
Un’area laterale, occupata in precedenza da postazioni di lavoro isolate e poco utilizzate perché distanti dall’open space, è stata trasformata nel nuovo Creative Corner, spazio informale per brainstorming e momenti di confronto.
Infine, la zona di transizione, un tempo segnata da semi-postazioni inutilizzate, è stata riconfigurata come spazio di passaggio attivo, in continuità visiva e funzionale con il resto del layout.
Le scelte cromatiche e materiche – legno chiaro, tonalità neutre e accenti giallo-verde identitari del brand – contribuiscono a un’atmosfera luminoso-urbana coerente con il contesto del quartiere Isola, tra memoria industriale e innovazione contemporanea.
“Materiali caldi, colori identitari e arredi modulari contribuiscono a creare una dimensione accogliente e riconoscibile, in cui l’esperienza del lavorare insieme diventa anche un modo di abitare – puntualizza Francesca Polsoni –. L’architettura qui non impone regole: accoglie la diversità dei comportamenti e consente molteplici modalità d’uso: dal lavoro individuale alla riunione informale, dall’evento aziendale alla conversazione spontanea. Non solo, per preservare continuità con il linguaggio originario della sede e in un’ottica di scelte sostenibili, alcuni materiali e componenti sono stati riutilizzati, tra questi pareti vetrate, porte, pavimenti”.
Spazi tecnologici e integrati
Lo spazio di Glovo è pensato per essere inclusivo e tecnologicamente integrato. Il progetto nasce da un approccio multidisciplinare che intreccia interior design, impiantistica e sostenibilità ambientale in un processo coordinato, dove ogni scelta contribuisce al comfort e alla qualità dell’esperienza lavorativa. Le soluzioni per videoconferenza, acustica e illuminazione definiscono un sistema capace di sostenere la collaborazione e il benessere quotidiano, estendendo la sensazione di comfort domestico al contesto professionale e favorendo continuità tra lavoro in presenza e da remoto.
La tecnologia diventa un’estensione naturale dell’architettura, discreta ma essenziale, strumento di connessione e partecipazione.
L’intervento ha dato vita a un workplace che invita alla collaborazione, promuove l’inclusione e integra la tecnologia come linguaggio comune, senza mai perdere la dimensione umana del progetto.
Ogni scelta di layout, materiale o cromia restituisce un senso di comunità e appartenenza, trasformando l’ambiente di lavoro in un luogo da vivere, non solo da utilizzare.
Lo spazio di Glovo Milano dimostra come l’architettura possa farsi strumento di relazione e crescita.
Gli uffici diventano luoghi di convergenza, capaci di connettere le persone e stimolare nuove forme di collaborazione.
Come sottolineano i progettisti di acropoli, “la collaborazione non si misura nella somma dei gesti individuali, ma nella qualità del legame che li unisce”.
È in questo legame — umano, spaziale e urbano — che il lavoro contemporaneo trova equilibrio e senso: un risultato che nasce da spazi progettati per connettere persone, luoghi e cultura.
