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Il valore progettuale delle superfici

Materia, tecnologia, comfort e sostenibilità trasformano il ruolo delle superfici negli ambienti di lavoro. Non più semplici finiture, ma strumenti progettuali capaci di incidere sull’identità degli spazi, sulla qualità percettiva, sulla salubrità, sull’acustica e sul ciclo di vita degli interni. Dai laminati ai materiali ceramici, dai rivestimenti tessili alle superfici bio-based, il progetto degli ambienti ufficio guarda a soluzioni capaci di coniugare prestazioni tecniche, qualità sensoriale e sostenibilità misurabile

Nel progetto degli spazi di lavoro contemporanei le superfici hanno assunto un ruolo sempre più complesso e strategico. Se in passato erano spesso considerate come l’ultimo passaggio del percorso progettuale, legato alla scelta di finiture, colori e texture – come se rappresentassero l’ultimo layer di un sistema complesso – oggi si inseriscono fin dalle prime fasi del percorso come elementi capaci di orientare l’identità dello spazio, il comfort delle persone e la qualità complessiva dell’esperienza d’uso.

La superficie non è più solo ciò che si vede, ma ciò che si tocca, si percepisce, si mantiene, si misura e, sempre più spesso, si certifica. Piani di lavoro, desk, pareti attrezzate, boiserie, pannellature divisorie, pavimenti, rivestimenti acustici e arredi integrati diventano parte di un sistema che deve rispondere a esigenze diverse: estetiche, tecniche, igieniche, acustiche, ambientali e narrative.

A cambiare è prima di tutto l’approccio. Come spiega Marco Capellini, fondatore e CEO di Matrec, “Le superfici hanno smesso di essere solo finitura. Sono diventate il primo livello di progetto: decidere una superficie significa già scegliere quale ciclo di vita si vuole disegnare, quale relazione si vuole instaurare con chi abiterà quello spazio. Nel workplace contemporaneo, dove lo spazio deve favorire il benessere in ufficio, la componente materica contribuisce direttamente alla qualità dell’esperienza vissuta. Una superficie deve raccontare qualcosa che guarda oltre l’estetica: deve trasmettere benessere”.

La direzione è quindi quella di un materiale che non conclude il progetto, ma lo anticipa. Questo vale tanto per le superfici decorative evolute quanto per quelle tecniche, sostenibili o acustiche. Il progetto per gli spazi di lavoro si muove infatti verso ambienti più flessibili, caldi, domestici e accoglienti, ma senza rinunciare alle prestazioni richieste dal mondo contract: resistenza, durabilità, sicurezza, facilità di manutenzione e capacità di mantenere nel tempo la propria qualità estetica.

Nello showroom Porsche in Libano, i laminati Polaris di Abet Laminati – nelle varianti 2902 Noir Pol, 2907 Gris Foncé Pol e 2909 Gris Graphite Pol – definiscono superfici verticali, arredi integrati e aree espositive. Le finiture, caratterizzate da tonalità scure e opache, contribuiscono a costruire un ambiente tecnico e sofisticato, coerente con l’identità del brand e con le esigenze di resistenza, manutenzione e qualità percettive tipiche degli spazi contract
Per gli ambienti di lavoro contemporanei le superfici Arpa combinano il decorativo Maia, la collezione VIS e Arpa Verde Pino con tecnologia Bloom in un linguaggio pensato. Venature grafiche, cromie profonde e finiture materiche concorrono a definire postazioni operative e pareti attrezzate in cui la superficie non è semplice rivestimento, ma elemento progettuale capace di incidere su comfort visivo, identità dello spazio e qualità dell’esperienza d’uso

Dal decorativo al sensoriale

L’evoluzione più evidente riguarda le superfici decorative, oggi chiamate a costruire ambienti meno impersonali e più vicini alle logiche del residenziale e dell’hospitality.

Effetti legno, pietra, tessuto, finiture opache, texture tridimensionali e superfici soft-touch rispondono a una domanda crescente di qualità percettiva, in cui la materia diventa parte integrante del benessere.

Emma Clerici e Manuela Bonaiti, co-fondatrici di Baolab, studio di design strategico ricerca cromatica e materica, individuano tre scenari evolutivi che guidano la trasformazione dei materiali: “Il primo riguarda il ‘ritorno all’autenticità e al benessere psicofisic’, con il recupero di materie prime naturali e grezze, lavorazioni artigianali e superfici capaci di costruire esperienze immersive, dunque pietre con finiture naturali e irregolari, legni spazzolati, argille, sughero, fibre vegetali come juta e canapa. Il secondo scenario è legato al dialogo tra narrativa individuale e collettiva, dove i materiali diventano un ponte tra passato e futuro attraverso processi di ibridazione. Il riferimento è ai metalli (acciaio inox, alluminio spazzolato, rame ossidato), ai cementi polimerici, ai vetri stratificati e alle plastiche riciclate ad alte prestazioni. Infine, il terzo scenario riguarda la riconnessione tangibile e “offline”, ovvero il bisogno di allontanarsi dal digitale per riscoprire oggetti imperfetti, tattili e capaci di trasmettere emozione. Interpretano questa visione ceramiche smaltate a mano, resine colorate, feltro, tessuti bouclé e materiali bio-based derivati da scarti alimentari o agricoli.

“Oggi lo spazio di lavoro va interpretato come un ecosistema sensoriale – sottolineano da Baolab –. Pur con requisiti diversi rispetto al residenziale, i materiali non sono scelti solo per prestazioni tecniche, ma per la loro capacità di influenzare lo stato cognitivo e il benessere psicofisico. Le superfici diventano quindi centrali: devono invitare al contatto, coinvolgere, attivare percezioni attraverso porosità, rilievi, imperfezioni e contrasti”.

Questa attenzione non riguarda solo i progettisti, ma anche chi abita quotidianamente gli spazi. L’utente finale è oggi più consapevole ed esigente dal punto di vista percettivo e cerca ambienti accoglienti, quasi curativi, con un’aspettativa sempre più vicina “all’atmosfera di un residenziale evoluto o di un boutique hotel”. (v. articolo “Hotelificazione degli uffici” pubblicato su Officelayout 198).

Questa dimensione materica attraversa famiglie di prodotto diverse. I tessuti per l’ufficio, per esempio, evolvono da semplici rivestimenti a superfici ad alte prestazioni, capaci di migliorare comfort acustico, igiene e sostenibilità, grazie a materiali riciclati, trattamenti avanzati e proprietà tecniche sempre più sofisticate. Allo stesso tempo diventano elementi attivi e identitari in grado di adattarsi agli spazi di lavoro dinamici e di rafforzare il linguaggio del brand.

Nei laminati l’evoluzione ha portato a una nuova percezione del prodotto, come racconta Pier Luigi Corti, direttore commerciale Abet Laminati: “Il ruolo del laminato come materiale di ‘serie B’ rispetto alle materie prime naturali è ormai superato: oggi ogni materiale, se inserito nel giusto contesto progettuale, ha un proprio valore espressivo e funzionale. In risposta alle nuove esigenze dell’ufficio, che richiede flessibilità, resistenza e facilità di manutenzione, il laminato decorativo di qualità si è affermato come una soluzione capace di coniugare estetica, performance e versatilità applicativa. A questi aspetti si affianca oggi una crescente attenzione alla sostenibilità dei materiali e alla loro durata nel tempo, elementi che stanno diventando criteri di scelta sempre più rilevanti nei progetti di workplace”.

Lo stesso vale per la ceramica, che nel mondo office e contract interpreta la matericità con una forte componente tecnica. 

Fabrizio Storchi, direttore marketing di Ceramiche Marca Corona, spiega: “Gli effetti materici permettono di introdurre negli ambienti ufficio una dimensione sensoriale e visiva marcata. Effetti legno, pietra o tessuto aiutano a costruire spazi meno impersonali, favorendo una percezione di comfort e continuità con il mondo hospitality e residenziale. La ceramica oggi consente di reinterpretare queste matericità con grande profondità e realismo, mantenendo al tempo stesso tutti i vantaggi tecnici del gres porcellanato e della ceramica in termini di resistenza, durabilità e facilità di gestione”.

Comune a tutte le superfici la ricerca della componente tattile. Finiture soft-touch, anti-impronta, ultramatt, superfici vellutate e texture profonde non rispondono solo a un’esigenza estetica, ma migliorano l’esperienza quotidiana e semplificano la manutenzione, soprattutto negli ambienti ad alta frequentazione. La qualità della superficie si misura quindi nella capacità di essere piacevole, performante e stabile nel tempo.

Negli uffici Cap Holding, i pannelli a soffitto Celenit AB introducono una superficie fonoassorbente in lana di legno capace di coniugare prestazioni acustiche, sicurezza ambientale e qualità materica. Certificati per la bioedilizia, i rivestimenti Celenit migliorano l’intelligibilità del parlato e riducono il riverbero, offrendo al tempo stesso ampie possibilità di personalizzazione 
Con la collezione Iridea, qui nelle tonalità Oceano e Mare, Ceramiche Marca Corona porta negli ambienti di lavoro una superficie ceramica dalla forte componente sensoriale. Le finiture materiche e cromatiche permettono di costruire spazi fortemente connotati e vicini al linguaggio dell’hospitality, mantenendo i vantaggi tecnici della ceramica

Comfort percettivo, igiene e durata

Accanto alla dimensione estetica e sensoriale, le superfici per ufficio e contract devono garantire prestazioni tecniche elevate. 

“Acustica, igiene, durabilità e flessibilità sono i requisiti richiesti nei materiali per ufficio – chiarisce Sandro Marini, Musa | broadview materials communication and art director di Arpa –. A questi aspetti va poi aggiunto il tema centrale del comfort percettivo, quindi superfici piacevoli al tatto, capaci di assorbire la luce, ridurre i riflessi fastidiosi e di costruire un equilibrio visivo più naturale. Infine, la sostenibilità dei materiali è fondamentale, purché sia concreta e compatibile con costo e performance. Riassumendo un materiale interessante per l’ambiente ufficio deve racchiudere performance e qualità sensoriale”.

Negli ultimi anni, e in particolare a partire dalla pandemia, è cresciuta l’attenzione verso igiene, salubrità e facilità di pulizia, ma il tema si è progressivamente spostato da una risposta emergenziale a una valutazione più ampia e strutturale. Il tema della salubrità non si limita infatti alle proprietà antibatteriche o antivirali, che negli ultimi anni hanno avuto una forte visibilità anche per la loro capacità di rassicurare gli utenti. “La vera efficacia – continua Marini – nasce prima di tutto dalla struttura stessa del materiale. Se prendiamo una caratteristica strutturale di una superficie per ufficio, come la non-porosità, è evidente come questa incida direttamente sulla salubrità: facilita la pulizia, resiste anche a detergenti aggressivi e limita l’accumulo di sporco e batteri, che su superfici non porose faticano a proliferare. Le proprietà antibatteriche possono essere un valore aggiunto, ma non sostituiscono una struttura del materiale che garantisca una corretta manutenzione e pulizia profonda. Se la superficie non funziona in questi termini, l’antibatterico da solo non risolve il problema”.

Negli ambienti di lavoro, dove l’utilizzo è continuativo e spesso intensivo, la resistenza a urti, usura, graffi, macchie, calore e agenti chimici è un ulteriore criterio di scelta. Desk, aree operative, sale riunioni, locker, phone booth, aree break e spazi condivisi richiedono superfici capaci di sostenere stress quotidiani senza perdere qualità estetica. È qui che la ricerca progettuale sui coating avanzati, sulle finiture opache evolute e, infine, sui trattamenti anti-impronta diventa fondamentale.

Le prestazioni cambiano inoltre in funzione delle aree di applicazione. “Sui desk e nelle postazioni operative contano soprattutto resistenza all’usura, facilità di pulizia, opacità per ridurre l’affaticamento visivo e comfort tattile nell’utilizzo quotidiano 

– specifica Marini –. Negli spazi ad alta intensità di utilizzo, come aree break, locker, phone booth, sale riunioni o ambienti condivisi, le superfici devono trovare un equilibrio tra performance tecnica, manutenzione e durata estetica nel tempo. L’evoluzione riguarda poi la capacità delle superfici tecniche di diventare sensoriali. Le texture profonde ma facili da manutenere, gli opachi evoluti, le superfici soft touch o anti-impronta trasformano un materiale altamente performante in un elemento emozionale e architettonico”.

Le superfici Dekton Pietra Edition di Cosentino, nelle varianti Sandik e Ava, interpretano la pietra naturale attraverso un materiale compatto ad alte prestazioni, adatto anche ad applicazioni outdoor e contract. La resa materica si accompagna a requisiti di durabilità, manutenzione e stabilità nel tempo 

Acustica e comfort percettivo

Tra le prestazioni tecniche oggi più rilevanti, l’acustica occupa una posizione centrale. Marco Capellini collega la crescita delle superfici acustiche a una trasformazione più ampia del concetto di materiale. “Nel settore ufficio sta crescendo la domanda di superfici acusticamente performanti e tattilmente coinvolgenti, in linea con una progettazione degli spazi sempre più orientata al benessere delle persone. La direzione è chiara: dal materiale come elemento estetico al materiale come elemento di progetto con valore tecnico, ambientale e comunicativo insieme”.

La superficie acustica diventa così parte di un sistema più articolato: non lavora solo sulla riduzione del riverbero o sul controllo del rumore, ma contribuisce a costruire una percezione di protezione, concentrazione e comfort. Il suo valore è tanto prestazionale quanto emozionale, soprattutto in un momento in cui gli spazi di lavoro devono rispondere a modalità d’uso differenti: concentrazione individuale, collaborazione, informalità, call, riunioni ibride e momenti di decompressione.

“Con la crescente diffusione di layout open plan, pensati per incoraggiare collaborazione e flessibilità, gestire il rumore, l’intelligibilità del parlato e la privacy è diventato essenziale per il benessere, la concentrazione e la produttività dei dipendenti – afferma Jesper Nielsen, design director Kvadrat Acoustics –. Una cattiva acustica può generare affaticamento, stress, riduzione dell’attenzione e difficoltà di comunicazione. Non si tratta solo di inserire pannelli fonoassorbenti come elementi aggiunti, ma di integrare la prestazione acustica nel disegno complessivo degli interni. Rivestimenti tessili, superfici microforate, pannelli modulari, pareti attrezzate, divisori, arredi imbottiti e sistemi integrati concorrono alla costruzione di un ambiente più equilibrato, in cui il comfort acustico diventa parte del benessere quotidiano. In questo scenario i tessili giocano un ruolo centrale nel controllo del suono perché introducono morbidezza e assorbimento in interni altrimenti caratterizzati da materiali duri e riflettenti. In ambienti ufficio dominati da vetro, cemento e metallo, i tessili aiutano a ridurre il riverbero, attenuare il rumore e migliorare l’intelligibilità del parlato. Le soluzioni acustiche più efficaci combinano elevato assorbimento sonoro, flessibilità e integrazione architettonica. Le soluzioni a soffitto sono particolarmente importanti perché i soffitti rappresentano spesso la superficie continua più ampia di uno spazio. Negli uffici open plan, i pannelli installati a soffitto e su alcune aree a parete aiutano a minimizzare la propagazione del suono e a migliorare il comfort. Nelle sale conferenza e meeting, i pannelli posizionati su pareti perpendicolari e soffitti migliorano l’intelligibilità del parlato e la qualità dell’audio”.

Il contributo dei tessili non è però solo prestazionale. Colore, texture, tattilità e ricchezza materica consentono di integrare la correzione acustica nel linguaggio complessivo del progetto, evitando che i dispositivi fonoassorbenti appaiano come elementi tecnici aggiunti e trasformandoli invece in componenti coerenti con l’identità visiva, l’atmosfera e il carattere dello spazio. “I materiali acustici sono sempre più integrati direttamente nel linguaggio architettonico degli uffici e negli stessi sistemi di arredo”, confermano da Kvadrat. “Anziché apparire come elementi tecnici separati, vengono incorporati in soffitti, pareti, partizioni, imbottiti e divisori spaziali.

Anche il rapporto tra performance acustica ed estetica va affrontato fin dalle prime fasi del progetto. Le soluzioni di successo sono quelle in cui gli elementi acustici contribuiscono positivamente all’identità visiva dello spazio, invece di apparire puramente funzionali. I tessili sono particolarmente preziosi perché permettono ai progettisti di combinare performance con colore, texture, tattilità e ricchezza materica. L’ampia scelta di tessili consente di allineare le soluzioni acustiche all’identità del brand, all’atmosfera e al carattere dello spazio”, chiude Jesper Nielsen.

Il tema è particolarmente rilevante nelle aree dedicate alla socialità, dove la superficie assume una funzione più ampia rispetto alla sola resistenza all’uso. Nelle aree comuni e di relazione entra maggiormente in gioco anche la dimensione percettiva e la capacità sinestetica dei materiali. Superfici, colori e texture contribuiscono a creare atmosfere più accoglienti, informali e tattili.

Nel progetto Alpitour curato da Coima Image, Eco Contract interpreta la superficie come parte di un sistema più ampio di sostenibilità e qualità dell’ambiente di lavoro. I pavimenti Ege Carpets, collezione Reform Memory, contribuiscono alla definizione di spazi flessibili e confortevoli, dove le scelte materiche sono lette in relazione a durabilità, tracciabilità, prestazioni e ciclo di vita del prodotto
Con Jet Bioactive, Fidivi propone una versione evoluta del suo storico tessuto Jet, pensata per rispondere alla crescente attenzione verso salubrità, comfort e sicurezza negli interni. La trama integra uno speciale filato Trevira CS con ioni d’argento, che contribuisce a inibire la proliferazione batterica sulle superfici ad alto utilizzo

Superfici digitali e interattive

Alla dimensione materica, acustica e percettiva si affianca oggi anche quella digitale. Negli ambienti di lavoro, alcune superfici rappresentano interfacce capaci di abilitare collaborazione, orientamento e condivisione dei contenuti. Display interattivi, lavagne touch, sistemi di digital signage e soluzioni riconfigurabili trasformano pareti, sale meeting, aree comuni e bacheche aziendali in punti di accesso a informazioni aggiornabili e adattabili ai diversi usi dello spazio. Come spiega Daniele Patisso, head of marketing & SCM visual display solution della divisione Enterprise Business di Samsung Electronics Italia: “C’è un uso sempre più diffuso di display interattivi per la collaboration, sia per le videoconferenze, che per meeting in presenza, grazie a una maggiore interazione e versatilità offerta dalle soluzioni di Digital Signage rispetto ai supporti tradizionali. In quest’ottica i display sono sempre più evoluti e integrano al loro interno anche soluzioni supportate dell’AI”.

Il tema, letto in chiave progettuale, non riguarda quindi la tecnologia come elemento aggiunto o spettacolare, ma la capacità delle superfici di diventare infrastrutture flessibili: scrivibili, consultabili, aggiornabili e riconfigurabili. Questa flessibilità riguarda sia l’interazione diretta sia la gestione dei contenuti nello spazio. “È fondamentale per andare incontro alle esigenze degli utenti, come è fondamentale avere una tecnologia aperta alla customizzazione e ai diversi sistemi operativi, senza limitare o vincolare le scelte dell’utente finale”, sottolinea Patisso. 

“Parlando di flessibilità, soluzioni all’avanguardia, come E-Paper, offrono massima libertà anche nell’installazione, essendo alimentate a batteria e non necessitando di un collegamento a una presa elettrica, grazie al loro peso estremamente ridotto possono essere installati ovunque con la stessa semplicità con cui si potrebbe appendere un quadro, o posizionandolo anche su superfici piane nel caso dei formati più piccoli.

Anche la comunicazione interna cambia natura: le superfici digitali permettono di superare supporti temporanei o statici, rendendo più rapida la distribuzione delle informazioni e più dinamico il rapporto tra spazio e contenuto. Anche le classiche bacheche aziendali possono ora diventare digitali e quindi più efficienti ed efficaci grazie all’utilizzo di soluzioni che sostituiscono la carta stampata e sono gestibili da remoto con soluzioni di CMS (Content Management System)”. In questo senso la superficie tecnologica non sostituisce la componente materica del progetto, ma la integra, aggiungendo un livello di servizio, aggiornabilità e interazione che incide direttamente sull’esperienza d’uso dell’ufficio.

Con le superfici antibatteriche health.protect, REHAU Interior Solutions propone soluzioni per l’interior design orientate a sicurezza, igiene e facilità di manutenzione. Il portfolio comprende Rauvisio brilliant noble matt e Rauvisio crystal in versione opaca, con finitura anti-impronta ed effetto antibatterico, completate dai bordi funzionali Raukantex health.protect, pensati per ridurre i punti critici di accumulo dello sporco
La superficie Akutex FT di Saint-Gobain Ecophon integra la prestazione acustica in una logica progettuale più ampia, dove colore, texture e finitura diventano parte dell’identità degli interni. La struttura dei pori è ottimizzata per favorire l’assorbimento del nucleo in lana di vetro, mentre la gamma cromatica standard, affiancata dai colori NCS, offre flessibilità nella definizione di ambienti di lavoro confortevoli e personalizzati

Identità, branding e coerenza narrativa

Da non sottovalutare la potenzialità delle superfici come strumenti di racconto. Colori, pattern, texture, finiture e materiali contribuiscono a tradurre l’identità di un’azienda in uno spazio fisico. Il branding degli ambienti non può infatti ridursi all’applicazione diretta dei colori corporate, lavora piuttosto su coerenza narrativa, atmosfera, valori e qualità dell’esperienza.

“Nel settore office – spiegano Emma Clerici e Manuela Bonaiti di Baolab – coesistono criteri funzionali, come performance acustica, igiene e sicurezza… e criteri legati all’identità del brand, che potremmo definire di coerenza narrativa. La scelta dei materiali diventa quindi sia tecnica sia strategica”.

Questa coerenza si costruisce attraverso un equilibrio sottile. Le superfici devono comunicare l’identità aziendale senza trasformare lo spazio in un dispositivo puramente promozionale. Devono rafforzare il senso di appartenenza, ma anche garantire benessere, inclusività e qualità d’uso. Per questo la scelta dei materiali deve tenere insieme estetica, funzione, manutenzione, durabilità e cultura aziendale.

Anche la personalizzazione delle superfici diventa quindi uno strumento progettuale, soprattutto nei contesti in cui lo spazio di lavoro deve essere riconoscibile e coerente con l’immagine aziendale.

Fabrizio Storchi sottolinea: “Le superfici diventano parte integrante del racconto architettonico, un’estensione del brand: la scelta decorativa contribuisce a creare ambienti che comunicano cultura aziendale, visione e posizionamento, rafforzando il senso di appartenenza e l’esperienza di chi li vive”.

Le soluzioni Samsung E-Paper trasformano sale riunioni, aree comuni e spazi corporate in superfici informative leggere, aggiornabili e a basso consumo. Utilizzati per meeting room booking, notice board e comunicazioni aziendali, i display e-paper permettono di visualizzare contenuti chiari e sempre aggiornati con un impatto visivo discreto, integrando informazione digitale e gestione quotidiana degli spazi di lavoro
Nella Kitchenette dello spazio coworking Stella Santa Giulia, progettato da Stella33, la materia non è rivestimento: è dispositivo sensoriale e funzionale. Cotto artigianale, rovere naturale, intonaci a calce, fibre vegetali come juta, lino grezzo e raffia compongono una grammatica tattile e visiva in cui il segno d’uso non è difetto ma testimonianza. La superficie non è pensata per rimanere astratta, ma per entrare in relazione con i gesti. È l’estetica Wabi Sabi che trova una declinazione concreta e non decorativa all’interno di un luogo di lavoro: l’imperfezione non viene corretta né nascosta, ma riconosciuta come valore

Sostenibilità misurabile

Se la dimensione materica e percettiva è sempre più importante, la sostenibilità rappresenta una base di partenza più che un punto di arrivo. Non è più sufficiente dichiarare un materiale “green”: occorre misurarne l’impatto, documentarne la composizione, verificarne la durabilità e comprenderne il fine vita. Il tema riguarda tanto i materiali riciclati e bio-based quanto i processi produttivi, la tracciabilità, le certificazioni e la possibilità di recupero.

Da Baolab confermano: “La sostenibilità è un prerequisito fondamentale, pertanto il concetto di ufficio green deve evolvere verso una circolarità reale. Questo significa analizzare l’intero ciclo di vita del prodotto: progettazione, produzione, uso e dismissione. In questa prospettiva, il CMF Design, disciplina che lavora su colori, materiali e finiture, acquisisce valore se entra a monte del processo, quando le scelte materiche sono ancora aperte e possono incidere davvero sulla qualità finale.

Silvio Petronella, head of workplace division per Eco Contract, puntualizza: “Oggi una superficie può essere definita davvero sostenibile solo se nasce da una volontà concreta e da un’intenzione attiva di esserlo. La sostenibilità non riguarda esclusivamente il materiale finale, ma il modo in cui un’azienda sceglie di produrre valore, generare ricchezza e costruire relazioni con il territorio, i partner e le persone. Significa investire in ricerca, durabilità, qualità dell’aria indoor, possibilità di recupero e trasparenza lungo tutto il ciclo di vita del prodotto Questo approccio si traduce nella selezione di superfici e materiali pensati per il mondo contract e interior design secondo criteri di durabilità, performance tecnica e ridotto impatto ambientale. Strumenti come LCA ed EPD permettono inoltre di misurare in modo oggettivo le prestazioni ambientali dei materiali, rendendo la sostenibilità non solo un valore dichiarato, ma un elemento concreto e verificabile del progetto”. Aggiunge Petronella: “I materiali riciclati e bio-based sono oggi un elemento chiave nella progettazione contract e office, perché permettono di ridurre l’uso di risorse vergini e l’impatto ambientale dei progetti. Tuttavia, la loro reale efficacia dipende anche da performance tecniche, durabilità e stabilità nel tempo”.

Gli strumenti per misurare questo percorso sono sempre più centrali. LCA, ovvero Life Cycle Assessment, ed EPD, Environmental Product Declaration, permettono di analizzare e comunicare l’impatto ambientale di un materiale lungo il ciclo di vita, rendendo i dati comparabili e verificabili. Le certificazioni e i protocolli ambientali per gli edifici, come LEED, WELL e BREEAM, trasformano inoltre la sostenibilità in criteri progettuali misurabili, collegando il materiale non solo all’impatto ambientale, ma anche alla qualità dell’aria, alle emissioni di VOC, cioè composti organici volatili, al comfort acustico e al benessere degli occupanti.

Pone l’accento sul ciclo produttivo Roberto Franceschin, country manager Italy, Slovenia and Croatia di Cosentino: “Oggi la sostenibilità si poggia su tre pilastri misurabili: composizione, processo e durabilità. Una superficie è realmente sostenibile se utilizza materie prime circolari, recuperate da sfridi produttivi o post-consumo, e se è sicura per chi la produce e per chi vive gli spazi, come nel caso delle superfici a zero contenuto di silice cristallina. Il processo è importante quanto il prodotto, l’utilizzo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili di acqua ricircolata e l’efficienza industriale che permette di ottimizzare ogni singola risorsa energetica sono leva ecologiche fondamentali, come anche i processi produttivi progettati per recuperare gli eccessi di materiale che vengono reintegrati immediatamente nelle formulazioni, mantenendo intatte le proprietà chimico-fisiche della materia e riducendo drasticamente l’impiego di risorse vergini”.

Ragione per cui la sostenibilità oggi si misura sempre più a livello di sistema industriale e non solo di prodotto.

La longevità è un aspetto non meno importante: nel contract, un materiale che non necessita di sostituzione per decenni è intrinsecamente più sostenibile di una soluzione a basso costo ma deteriorabile. “Un materiale che mantiene nel tempo le proprie prestazioni e il proprio aspetto riduce la necessità di sostituzioni frequenti, con un impatto positivo sul consumo di risorse e sull’intero ciclo di vita del prodotto”, sottolinea Corti.

I sistemi divisori VetroIN interpretano il vetro come superficie attiva per il workplace contemporaneo: non semplice separazione, ma strumento per mantenere continuità visiva, diffusione della luce naturale, privacy e prestazioni tecniche. Soluzioni come Inwall, parete strutturale brevettata a filo esterno senza collanti visibili, contribuiscono a creare ambienti fluidi, luminosi e personalizzabili

Verso superfici circolari e tracciabili

Dalla sostenibilità alla circolarità: materiali progettati per essere separati, recuperati, riparati, rigenerati o reintrodotti nel ciclo produttivo stanno progressivamente diventando un riferimento per il settore contract. La sfida non è più limitarsi a scegliere un materiale a minor impatto, ma progettare sistemi in cui il fine vita sia previsto fin dall’inizio. 

“Da quando osserviamo questo mercato, il cambiamento più significativo riguarda la tracciabilità e la misurabilità in ottica di applicazione del regolamento UE sull’Ecodesign”, afferma Capellini. “Non basta più sapere cosa è un materiale: bisogna sapere da dove viene, come è stato prodotto e cosa accadrà alla sua fine vita. I trend più rilevanti convergono su materiali circolari e in particolare quelli con contenuto riciclato documentato, bio-based da fonti rinnovabili oltre ai materiali/prodotti progettati per essere facilmente separati a fine vita”.

L’ESPR, il regolamento europeo sull’ecodesign dei prodotti sostenibili, introduce anche il Digital Product Passport, uno strumento digitale pensato per raccogliere informazioni strutturate e verificabili su composizione, origine, prestazioni ambientali, durabilità e fine vita dei prodotti. Per le superfici destinate agli ambienti ufficio e contract, questo passaggio segna l’evoluzione da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità documentata, misurabile e confrontabile. Per progettisti, aziende e committenti, significherà poter confrontare le superfici sulla base di dati più chiari, andando oltre la comunicazione di sostenibilità e avvicinandosi a criteri oggettivi di scelta.

In parallelo, emergono nuove direttrici di innovazione: biomateriali derivati da biomassa, micelio o scarti agro-industriali; superfici attive capaci di reagire agli stimoli ambientali o migliorare la qualità dell’aria indoor; sistemi digitali che collegano campioni fisici, mappature prestazionali e simulazioni progettuali. 

Da Baolab individuano tre direttrici principali: bio-materiali, ovvero superfici derivate da biomassa, come micelio e scarti agro-industriali, che entrano finalmente nel mondo dell’arredo ufficio su larga scala; superfici ‘attive’, cioè rivestimenti capaci di reagire agli stimoli ambientali o di migliorare attivamente la qualità dell’aria indoor; digital twin dei materiali, inteso come integrazione tra campioni fisici e mappature digitali avanzate che permettono di testare l’impatto visivo e prestazionale delle superfici molto prima della posa. 

Il futuro delle superfici per ufficio e contract sembra quindi muoversi lungo una traiettoria precisa: più materia, più tecnologia, più dati, ma anche più attenzione alla qualità sensoriale degli ambienti. La superficie diventa il punto di incontro tra prestazione e percezione, tra identità e benessere, tra durata e responsabilità ambientale. Come sintetizza Sandro Marini: “L’estetica non è più un rivestimento della performance tecnica: è parte della performance stessa. Un ufficio ben progettato deve essere efficiente, ma anche creare concentrazione, comfort e identità. Le superfici contribuiscono in modo diretto a questo equilibrio”. E forse è proprio qui che si colloca il cambio di paradigma: non scegliere più le superfici alla fine, come semplice completamento del progetto, ma considerarle fin dall’inizio come strumenti capaci di definire il modo in cui uno spazio di lavoro verrà vissuto, percepito, mantenuto e trasformato nel tempo.


Antonia Solari

Architetto e giornalista professionista, si occupa da diversi anni di contenuti relativi all'edilizia, a progetti di architettura e design e all'innovazione in questi ambiti, con particolare approfondimento sulle soluzioni sviluppate per contenere l'impatto sull'ambiente. Come freelance, scrive per diverse testate e si occupa di branded content