Il workplace diventa infrastruttura culturale
Gli uffici Sky di Milano Rogoredo evolvono in un ecosistema integrato che ridefinisce il ruolo degli spazi aziendali, tra produzione, relazione e identità
Crediti fotografici G. Leida
Negli ultimi anni Sky ha intrapreso un importante percorso di trasformazione, legato anche a una ridefinizione del ruolo stesso degli spazi aziendali. In questo scenario si inserisce il progetto per la sede di Milano Rogoredo, che interpreta una nuova idea di spazio: un ecosistema integrato in cui rappresentazione, produzione, relazione e vita quotidiana convivono.
Alla base del progetto vi è la visione di Sky, rappresentata da Simona Iannucci, architetto interno dell’azienda, che ne ha accompagnato lo sviluppo, orientando le scelte legate all’identità, al programma funzionale e alla qualità complessiva dell’intervento.
“L’esperienza diretta dell’azienda ha rappresentato un elemento centrale del processo progettuale. L’architettura più autentica nasce infatti dalla conoscenza profonda dei luoghi e delle persone che li vivono. Solo attraversando uno spazio nel tempo è possibile comprenderne le dinamiche invisibili, le fragilità e le energie. Da questa consapevolezza prende forma un progetto che non si limita a organizzare funzioni, ma costruisce relazioni, genera appartenenza e migliora la qualità dell’esperienza quotidiana” ha affermato Simona Iannucci


Un organismo attivo dà forma alla comunità
L’intervento, che interessa circa 1.300 mq, segna un vero cambio di paradigma: la sede non è più concepita soltanto come supporto alle attività lavorative, ma come organismo attivo, capace di favorire connessioni, stimolare scambi e rendere tangibili i valori dell’azienda. Lo spazio diventa così uno strumento capace non solo di accompagnare il business, ma anche di dare forma a una comunità.
In questa prospettiva, la hall, tradizionalmente pensata come luogo di passaggio, viene reinterpretata come spazio esperienziale e relazionale, assumendo la configurazione di una “hall arena”: un ambiente aperto, dinamico e predisposto all’incontro e alla condivisione.
Attorno a questo fulcro si articolano il nuovo auditorium “The Room”, il cinema, le aree hospitality e “The Cube”, uno studio dedicato alle produzioni che si affaccia direttamente sulla hall. Funzioni differenti convivono all’interno di un sistema fluido e integrato, nel quale ogni ambiente può operare in autonomia oppure dialogare con gli altri, adattandosi a esigenze diverse nel corso della giornata.
L’introduzione della sala cinema, elemento coerente con il core business aziendale, assume un significato che supera la dimensione operativa e diventa un luogo simbolico, capace di rafforzare la dimensione culturale della sede e di rendere tangibile il rapporto tra contenuto, racconto e spazio. Allo stesso modo, l’area hospitality smette di essere un servizio accessorio per trasformarsi in luogo capace di favorire incontri, scambi informali e momenti di condivisione.

“The Room”, ripensata come spazio performativo, insieme allo studio di produzione, rende visibile la natura stessa della tech media company, portando all’interno della quotidianità lavorativa le dinamiche della produzione, della trasmissione e della costruzione dei contenuti.


“La sede si configura così non soltanto come luogo di lavoro, ma come una vera infrastruttura culturale: uno spazio in grado di integrare produzione, comunicazione ed eventi con la vita quotidiana di chi lavora in Sky, rafforzando il senso di appartenenza e la dimensione collettiva dell’esperienza lavorativa.
Più che una semplice successione di nuovi ambienti, il progetto prova quindi a rispondere a una domanda più ampia: come stanno cambiando oggi le sedi delle media company? E quale ruolo può assumere l’architettura nella creazione di luoghi capaci di mettere in relazione persone, contenuti e comunità? In questa prospettiva, il nuovo Sky Campus si configura come un caso studio attraverso cui osservare la trasformazione più ampia degli spazi contemporanei: ambienti che non si limitano più a ospitare attività operative, ma diventano espressione concreta dei valori, della cultura e della qualità delle relazioni che un’azienda decide di promuovere e costruire” conclude l’architetto Iannucci.
